Rivista quadrimestrale interdisciplinare
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GIANO. PACE AMBIENTE PROBLEMI GLOBALI
 
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Articolo pubblicato sul numero 33 di Giano. Pace ambiente problemi globali, settembre-dicembre 1999

LA "IMMANE RACCOLTA DI MERCI"

di Giorgio Nebbia



Seattle è diventata una nuova parola magica, come ecologia o sostenibilità, per indicare la protesta contro le distorsioni dei commerci praticate dal capitalismo internazionale. Una protesta in cui convergevano nobili intenti – appunto la ribellione allo strapotere del capitalismo, la ribellione contro gli Stati uniti, paese guida del capitalismo globale, la difesa della natura e della qualità degli alimenti, dei diritti dei ragazzi – insieme a meno nobili intenti come la difesa di interessi settoriali dei poteri forti o meno forti dei paesi industriali (le lobbies degli agricoltori) o dei paesi sottosviluppati (la richiesta di maggiori prezzi per le loro materie prime), eccetera.
Nel gran dibattito mi pare che troppo poca attenzione sia stata rivolta all’oggetto di tali controversie che sono le merci e i servizi e i loro scambi. Del resto Seattle è stata la sede di uno dei periodici incontri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, che, come dice il nome, si occupa di scambi di merci e servizi e che finora è sfuggita all’attenzione dei grandi mezzi di comunicazione.
Che ci piaccia o no, il mondo va avanti basandosi sulle merci, le uniche cose che contano; solo che fa comodo al potere economico accentrare l’attenzione sugli aspetti finanziari facendo dimenticare che il denaro si muove attraverso gli scambi di oggetti materiali: le navi e le patate, l’acciaio e la gomma, le fibre tessili e la soia, il vetro, il cemento, i programmi di computer.
Anche i servizi apparentemente immateriali – come le comunicazioni, la televisione, l’elettronica, eccetera – sono resi possibili grazie ad una invisibile ma potentissima rete di "merci", di oggetti, che vanno dai sali dei metalli rari, quelli che consentono di far apparire le parole e le immagini, le luci e i colori sugli schermi dei televisori e dei computer, alle fibre di vetro su cui corrono le informazioni, al rame, all’oro delle saldature dei telefoni e dei computer.
E tutta l’economia è possibile soltanto perché enormi quantità, stimate in decine di miliardi di tonnellate ogni anno, vengono comprate e vendute in Corea o nella pianura padana, in Indonesia o nelle steppe siberiane, eccetera.
Le regole del capitalismo vogliono che chi vende una merce cerchi (deve cercare, è il suo obbligo morale) di ricavare la massima quantità di denaro possibile e che chi compra una merce la acquisti al minimo prezzo possibile. Al di fuori di questo sono tutte chiacchiere. L’aumento dell’occupazione, la lotta alla criminalità, la ricchezza delle nazioni dipendono dallo scontro intorno a queste regole.
La conferenza di Seattle è stata una tappa di un lungo cammino che cerca di conciliare degli interessi contrastanti, direi irrimediabilmente inconciliabili, fino a che sussiste il capitalismo.

 

[...] continua



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