Rivista quadrimestrale interdisciplinare
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GIANO. PACE AMBIENTE PROBLEMI GLOBALI
 
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Articolo pubblicato sul numero 33 di Giano. Pace ambiente problemi globali, settembre-dicembre 1999

RIVALITÀ IMPERIALISTICHE E MOVIMENTI SOCIALI

di Michele Nobile



La "battaglia di Seattle" è un evento importante sia per la realtà del processo di mobilitazione che è alle sue spalle sia per il suo valore simbolico. Tanto la costruzione della mobilitazione che l’azione stessa testimoniano l’esistenza di un potenziale d’opposizione agli orientamenti filo–padronali prevalenti nei governi, sia conservatori che progressisti (questi ultimi prevalenti nei paesi a capitalismo avanzato).

Sul piano simbolico costituisce una vittoria parziale che può alimentare ulteriormente la resistenza soggettiva a fare dei bisogni sociali ed ambientali variabili dipendenti dall’accumulazione del capitale e dalla mercificazione generale. Il futuro ci dirà se Seattle è un avvertimento equivalente, sul piano mondiale, alla remota Piazza Statuto.

Detto questo, occorre fare il punto della situazione sia per quanto riguarda i negoziati nel quadro della Wto e i processi dell’economia mondiale sia sulla resistenza a quegli stessi processi.

Sarà bene non pensare che il gradito fallimento di questa "festa" della Wto dipenda solo o principalmente dalla contestazione. Il fatto è che il fronte avversario non è affatto compatto né segue un "pensiero unico". Quelle che seguono sono considerazioni analitiche propedeutiche, insufficienti ma necessarie, all’elaborazione di una "linea politica".

Le relazioni commerciali tra Stati Uniti, Unione Europea e Giappone, specialmente fra i primi due, negli ultimi due anni sono state estremamente tese, caratterizzate da una serie di botte e risposte che hanno anche mostrato i limiti istituzionali della Wto di fronte ai giganti che le hanno delegato alcuni poteri.

Gli scontri interimperialistici hanno spaziato dall’annosa questione della carne agli ormoni agli organismi geneticamente modificati, dal bando europeo a nuovi aerei con standard non adeguati di rumorosità all’importazione di banane da paesi non Acp da parte della Chiquita Brands; gli Usa hanno risposto ai bandi ed alle remore europee con sanzioni per centinaia di milioni di dollari su un ampio spettro di prodotti, sollevando nel Wto la questione dei sussidi al consorzio Airbus e delle regole europee sulle etichette di denominazione geografica (lo "champagne" californiano). Persiste il problema delle leggi D’Amato e Burton–Helms, e la paradossale eventualità di sanzioni contro imprese che hanno acquistato impianti privatizzati in quanto usufruirebbero "retroattivamente" di un sussidio statale (è il caso di un pastificio italiano). È da notare che sulla questione delle banane (ripetutamente) e della carne agli ormoni la Wto si è pronunciata contro l’Unione Europea: in quest’ultimo caso infischiandosene del principio di precauzione.

[...] continua



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