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Rivista quadrimestrale interdisciplinare fondata nel 1989 |
LITALIA E LA NATO
nota di Luigi Cortesi
La lettura dei documenti di denuncia del governo italiano e di proposta di organizzazione per la pace suggerisce la priorità politica dei problemi globali e finali
I DOCUMENTI CHE PRECEDONO SONO, rispettivamente:
- il testo duna denuncia a carico del governo italiano per la sua partecipazione alla guerra cosiddetta "del Kosovo", scritto e inoltrato nel marzo 1999, cioè ad operazioni militari in pieno corso, da un gruppo di magistrati, avvocati e semplici cittadini; il testo è seguito da una "riflessione" scritta da Gabriele Cerminara, Gianni Ferrara, Giuseppe Mattina, Pasquale Vilardo dopo il decreto di archiviazione, in relazione appunto alle risposte del Pubblico Ministero della Procura di Roma e del "Tribunale dei ministri", e presentata al Tribunale internazionale Ramsay Clark, che intanto ha raccolto, tramite anche una Sezione italiana, una documentazione intesa a promuovere un atto di accusa contro i 19 governi dei paesi aderenti alla NATO;
- una proposta di organizzazione per la pace edita ne "il manifesto" del 21 marzo scorso con il titolo Mai più guerra. Sette proposte per costruire una rete che è stata elaborata dal Forum delle donne del Partito della Rifondazione Comunista e sottoscritta da numerose associazioni, alla quale hanno aderito politici, intellettuali, giornalisti.
Con la presente nota intendiamo "giustificare" la pubblicazione su "Giano" di questi documenti, e sviluppare alcune considerazioni sul tema, annunciato nel titolo, LItalia e la NATO. Avvertiamo contemporaneamente i lettori che nel n. 35 di "Giano" pubblicheremo un Dossier "NATO 2", con una tavola rotonda dedicata allinfluenza della NATO sulla politica italiana.
LA DENUNCIA CONTRO IL GOVERNO di centrosinistra non è stata certo lunica iniziativa del genere; se la riportiamo è per due ragioni principali. Essa è maturata in un ambiente contiguo e affine a "Giano", senza che questo significhi che cè stato un intervento nostro; è stata spontanea, ed è stata confortata da una massiccia adesione di cittadini. La seconda ragione è che essa è indirizzata contro il governo italiano. Da quando è nata, la nostra rivista sostiene che in caso di guerra, e in qualsiasi modo e occasione la politica mostri la propria contiguità con la guerra, la lotta per la pace va condotta in primo luogo avendo come controparte il "proprio" governo e lo Stato di appartenenza. E puramente inutile, o elusivo dei problemi reali, oppure ancora testimonianza di subalternità culturale e spirituale alla propria pretesa differenza specifica, essere pacifisti di fronte al cielo o alla propria buona coscienza, nonviolenti di fronte alletica universale, antimilitaristi di fronte alle armi di distruzione di massa; è inefficace anche deplorare gli embarghi e adoprarsi a lenirne gli effetti se si rinuncia allanalisi concreta della politica degli Stati, alla cui vocazione oppressiva e aggressiva pur variamente palliata o resa scarsamente visibile risalgono le cause principali delle guerre moderne e degli enormi sacrifici di vite umane che esse richiedono.
Gli autori della denuncia illustrano le "vistose violazioni di norme costituzionali e penali" che hanno presieduto alla partecipazione dellItalia alla guerra, e che si riferiscono a), alla mancata messa in opera della procedura prevista dalla Costituzione repubblicana per la deliberazione e dichiarazione dello stato di guerra; b), alla serie di menzogne del presidente del Consiglio dei ministri DAlema in merito alla piena partecipazione italiana alla guerra; c), alla violazione simultanea dellart. 11 della Costituzione italiana e degli artt. 1 e 5 del Trattato del Nord Atlantico, che nel 1949 istituì la NATO; d), alluso di basi aeroportuali e di strutture tecniche site in territorio italiano per azioni militari NATO che "hanno cagionato reiterate stragi di civili", linterruzione della fornitura di acqua e energia elettrica, gravissimi danni umani e ambientali alla vicina Jugoslavia.
[...] continua
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