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Rivista quadrimestrale interdisciplinare fondata nel 1989 |
CINA NATO USA
di Enrica Collotti Pischel
La guerra della NATO contro la Jugoslavia è stata considerata a Pechino come attacco ad un paese sovrano e minaccioso monito degli Stati Uniti
Il problema del rapporto della NATO con la Cina si divide in due: da un lato vi è il rapporto vero e proprio della NATO con la Cina, dallaltro vi è quello degli Stati Uniti e della loro concezione strategica con la Cina. I due fenomeni sono connessi ma non coincidenti.
Il rapporto della NATO con la Cina è relativamente recente e, comunque, improprio. Nessuna fantasia può estendere lAtlantico, il suo significato strategico e la cultura che si è sviluppata sulle sue rive fino alla Cina. Come è noto il testo del patto atlantico copre soltanto i territori europei degli Stati membri. Quella clausola fu molto importante quando la Francia era impegnata nella guerra coloniale in Vietnam e poi in Algeria: anche ad essa si dovette se nessun soldato italiano fu mai chiamato a combattere in quelle infami guerre e se, neppure, le basi su territorio italiano furono chiamate a svolgere un ruolo di supporto in Algeria. La guerra del 1999 contro la Jugoslavia ha modificato questa logica in quanto è stata una guerra ideologica, che ha messo in discussione non la sicurezza degli stati membri della NATO sul loro territorio metropolitano, bensì i principi ideologici che ne contraddistinguono la cultura politica. La guerra è stata giustificata da una decisione comune di intervenire, in quanto alleanza atlantica, sul territorio di uno stato che non è e non è mai stato membro dellalleanza e che non aveva invaso alcuno stato straniero, membro o no della NATO. In questo senso si è trattato di unoperazione del tutto diversa dalla guerra contro lIraq che aveva invaso il Kuwait e che per questo era stato condannato dalle Nazioni Unite: e infatti quella guerra contro lIraq fu patrocinata non dalla NATO, bensì dalle Nazioni Unite con il consenso o almeno lastensione di Russia e Cina. Dicendo ciò non si vuole dare giustificazione alla guerra contro lIraq, ma soltanto dire che rientrava in unaltra logica: un intervento collettivo dellOrganizzazione mondiale deliberato a maggioranza e attuato in comune da suoi membri.
Nel caso della guerra contro la Jugoslavia, invece, la NATO, cioè unorganizzazione non mondiale ma limitata ai suoi membri, ha deliberato un intervento per motivi di ordine politico e morale (linaccettabilità della "pulizia etnica"), senza che le Nazioni Unite avessero deliberato in proposito e neppure fossero state investite del problema. E non lo erano state perché, visti i problemi etnici che la maggior parte dei membri dellOnu si ritrovano, lOrganizzazione si sarebbe ben guardata dal sanzionare un intervento. Si può discutere se sia ora che le Nazioni Unite si diano strumenti per garantire losservanza di alcuni diritti umani, che potrebbero anche essere universalmente condivisi, al di là delle differenze di cultura: è probabile che ciò sarebbe giusto. Nessuno può accettare quanto è avvenuto in molti paesi di quello che un tempo si chiamava con speranza Terzo Mondo, per difendere interessi vari delle grandi potenze, i loro canali commerciali e la loro possibilità di vendere armi. Ma il problema esige una vera convergenza delle decisioni di una maggioranza, o comunque di un insieme di paesi che comprenda almeno i più grandi, stabili, organizzati stati non usciti dalla cultura dei bianchicristiani dellEuropa e degli Stati Uniti. Il "fare muro" contro lelaborazione di regole comuni per lumanità, non aiuta i paesi più poveri, più esposti a ricatti e più fratturati al loro interno a difendere la sopravvivenza della loro popolazione, soprattutto dei più deboli. In Rwanda, in Sudan o in Sierra Leone è avvenuto e avviene ben di peggio che in Kosovo, ma nessuno ha fatto nulla.
Invece in Jugoslavia no, la NATO e solo essa ha deciso di intraprendere una serie di operazioni militari punitive adducendo la necessità di difendere i kosovari dalla "pulizia etnica" dei serbi: come poi stessero le cose si è visto nel prosieguo di tempo, quando è stato possibile sceverare la "pulizia etnica" precedente i bombardamenti e quella avvenuta nel corso delle operazioni e quando è apparso il problema della "pulizia etnica" contro i serbi. Del resto la natura delle mistificazioni che accompagnano queste vicende non ha bisogno di molte dimostrazioni dopo che si è visto come la gran campagna di solidarietà degli occidentali nei confronti del "popolo afghano" (del quale è molto dubbia unesistenza unitaria) aggredito dai sovietici, abbia finito per mettere al potere i Talebani e non sia neppure riuscita ad assicurare la pace.
[...] continua
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