Rivista quadrimestrale interdisciplinare
fondata nel 1989
GIANO. PACE AMBIENTE PROBLEMI GLOBALI
 
archivio indici (1989-1998) abbonamenti informazioni altre pubblicazioni english links
Articolo pubblicato sul numero 35 di Giano. Pace ambiente problemi globali, maggio-agosto 2000

CINA – NATO – USA

di Enrica Collotti Pischel


La guerra della NATO contro la Jugoslavia è stata considerata a Pechino come attacco ad un paese sovrano e minaccioso monito degli Stati Uniti



Il problema del rapporto della NATO con la Cina si divide in due: da un lato vi è il rapporto vero e proprio della NATO con la Cina, dall’altro vi è quello degli Stati Uniti e della loro concezione strategica con la Cina. I due fenomeni sono connessi ma non coincidenti.

Il rapporto della NATO con la Cina è relativamente recente e, comunque, improprio. Nessuna fantasia può estendere l’Atlantico, il suo significato strategico e la cultura che si è sviluppata sulle sue rive fino alla Cina. Come è noto il testo del patto atlantico copre soltanto i territori europei degli Stati membri. Quella clausola fu molto importante quando la Francia era impegnata nella guerra coloniale in Vietnam e poi in Algeria: anche ad essa si dovette se nessun soldato italiano fu mai chiamato a combattere in quelle infami guerre e se, neppure, le basi su territorio italiano furono chiamate a svolgere un ruolo di supporto in Algeria. La guerra del 1999 contro la Jugoslavia ha modificato questa logica in quanto è stata una guerra ideologica, che ha messo in discussione non la sicurezza degli stati membri della NATO sul loro territorio metropolitano, bensì i principi ideologici che ne contraddistinguono la cultura politica. La guerra è stata giustificata da una decisione comune di intervenire, in quanto alleanza atlantica, sul territorio di uno stato che non è e non è mai stato membro dell’alleanza e che non aveva invaso alcuno stato straniero, membro o no della NATO. In questo senso si è trattato di un’operazione del tutto diversa dalla guerra contro l’Iraq che aveva invaso il Kuwait e che per questo era stato condannato dalle Nazioni Unite: e infatti quella guerra contro l’Iraq fu patrocinata non dalla NATO, bensì dalle Nazioni Unite con il consenso o almeno l’astensione di Russia e Cina. Dicendo ciò non si vuole dare giustificazione alla guerra contro l’Iraq, ma soltanto dire che rientrava in un’altra logica: un intervento collettivo dell’Organizzazione mondiale deliberato a maggioranza e attuato in comune da suoi membri.

Nel caso della guerra contro la Jugoslavia, invece, la NATO, cioè un’organizzazione non mondiale ma limitata ai suoi membri, ha deliberato un intervento per motivi di ordine politico e morale (l’inaccettabilità della "pulizia etnica"), senza che le Nazioni Unite avessero deliberato in proposito e neppure fossero state investite del problema. E non lo erano state perché, visti i problemi etnici che la maggior parte dei membri dell’Onu si ritrovano, l’Organizzazione si sarebbe ben guardata dal sanzionare un intervento. Si può discutere se sia ora che le Nazioni Unite si diano strumenti per garantire l’osservanza di alcuni diritti umani, che potrebbero anche essere universalmente condivisi, al di là delle differenze di cultura: è probabile che ciò sarebbe giusto. Nessuno può accettare quanto è avvenuto in molti paesi di quello che un tempo si chiamava con speranza Terzo Mondo, per difendere interessi vari delle grandi potenze, i loro canali commerciali e la loro possibilità di vendere armi. Ma il problema esige una vera convergenza delle decisioni di una maggioranza, o comunque di un insieme di paesi che comprenda almeno i più grandi, stabili, organizzati stati non usciti dalla cultura dei bianchi–cristiani dell’Europa e degli Stati Uniti. Il "fare muro" contro l’elaborazione di regole comuni per l’umanità, non aiuta i paesi più poveri, più esposti a ricatti e più fratturati al loro interno a difendere la sopravvivenza della loro popolazione, soprattutto dei più deboli. In Rwanda, in Sudan o in Sierra Leone è avvenuto e avviene ben di peggio che in Kosovo, ma nessuno ha fatto nulla.

Invece in Jugoslavia no, la NATO – e solo essa – ha deciso di intraprendere una serie di operazioni militari punitive adducendo la necessità di difendere i kosovari dalla "pulizia etnica" dei serbi: come poi stessero le cose si è visto nel prosieguo di tempo, quando è stato possibile sceverare la "pulizia etnica" precedente i bombardamenti e quella avvenuta nel corso delle operazioni e quando è apparso il problema della "pulizia etnica" contro i serbi. Del resto la natura delle mistificazioni che accompagnano queste vicende non ha bisogno di molte dimostrazioni dopo che si è visto come la gran campagna di solidarietà degli occidentali nei confronti del "popolo afghano" (del quale è molto dubbia un’esistenza unitaria) aggredito dai sovietici, abbia finito per mettere al potere i Talebani e non sia neppure riuscita ad assicurare la pace.

[...] continua



ABBONATI

archivio / indici (1989-1998) / abbonamenti / altre pubblicazioni / informazioni / english / links


top_of_page
back home forward