Rivista quadrimestrale interdisciplinare
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GIANO. PACE AMBIENTE PROBLEMI GLOBALI
 
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Articolo pubblicato sul numero 34 di Giano. Pace ambiente problemi globali, gennaio-aprile 2000

LA DISMISURA DELLA SCIENZA

di Vittorio Sartogo


Da tempo si parla anche in Italia della necessità di costituire un’Agenzia nazionale, o come oggi si dice un’Authority, per la sicurezza alimentare, sulla falsariga di quanto hanno ormai già fatto altri Paesi. E recenti episodi di cronaca stanno mantenendo ben vivo l’allarme dell’opinione pubblica e alto il desiderio d’informazioni adeguate e corrette.

Ovviamente, vi è anche il tentativo di minimizzare questa preoccupazione e di ridurre e contenere le critiche, in genere cercando di dimostrare che la parte dell’opinione pubblica più in subbuglio lo è un po’ per partigianeria e molto per una sostanziale sottovalutazione o una vera e propria ignoranza dell’importanza delle moderne pratiche agricole per aumentare le quantità dei raccolti, i loro valori nutritivi, la loro resistenza ai parassiti e alle malattie. I critici sono accusati d’essere persone che più o meno maldestramente mettono in dubbio benefici accertati, indicano l’esistenza di rischi e di pericoli non ben documentati e magari pensano, risucchiati nei loro ideologismi, che l’unica vera certezza sia alla fine i profitti delle industrie del settore.

Un’offensiva che non deve essere sottovalutata perché fa perno su di un argomento importante: sulla circostanza che la vita sarebbe diventata più decente nell’ultimo secolo. Almeno nella parte più evoluta e moderna dell’umanità, ma con qualche prospettiva, si suppone o presuppone, per l’umanità tutta nel prossimo tempo a venire. E ciò per effetto e come conseguenza della rivoluzione scientifica e tecnologica che ha contrassegnato il tempo moderno, perché prima la chimica e oggi la manipolazione genetica permettono di dare risposta ai bisogni alimentari di una popolazione mondiale in continua crescita.

Una scelta diversa non potrebbe essere altro che il ritorno ai tempi passati, piuttosto brutti che belli e nient’affatto piacevoli per gran parte dell’umanità, sol che si pensi alla fame, alle carestie e alle malattie.

Vi sono certamente, in quest’ipotesi, molti lati negativi, per esempio testimoniati dalle grandi migrazioni in corso, delle quali un aspetto importante è dato dai milioni di persone che fuggono dalla povertà e dalla desolazione dei propri Paesi. Oppure, indicati dal continuo aumento dell’ineguaglianza sia tra differenti Paesi sia all’interno di singoli Paesi tra aree geografiche che presentano un’accentuazione delle differenze in termini di reddito, risorse disponibili, benessere. Più di 80 Paesi hanno redditi pro capite ancora più bassi di quel che già non fossero un decennio o più fa. Mentre 40 Paesi hanno ottenuto, a partire dal 1990, una crescita media del reddito pro capite di oltre il 3% l’anno, 55 Paesi, appartenenti soprattutto all’Africa subsahariana, all’Europa dell’est e alla Comunità degli stati indipendenti (Csi), hanno visto diminuire i propri redditi pro capite(1).

E vi è anche l’inquietudine che serpeggia fiammeggiando nella parte benestante dell’umanità al pensiero di poter essere continuamente sottoposta a controllo (le metafore non poi così astratte del grande orecchio o del grande occhio). In ogni caso, non può essere negato che la maggiore durata della vita, rispetto anche soltanto a un secolo fa, è un argomento di per sé forte, né n’è sminuita l’importanza per l’uso strumentale che se ne fa di una supposta conferma della scarsa consistenza che avrebbero tante critiche e paure.

C’è da dire, purtroppo, che spesso una vis polemica eccessiva circonda argomentazioni che si vorrebbero rappresentare come razionali, se non proprio oggettive, come quella testé ricordata. E’ come se un punto nevralgico, non ben dominabile, fosse posto allo scoperto, trascinando la polemica fino ad incredibili allusioni, grossolane o volgari, che mai ci aspetteremmo da persone così pacate e riflessive.

[...] continua



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