Rivista quadrimestrale interdisciplinare
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GIANO. PACE AMBIENTE PROBLEMI GLOBALI
 
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Articolo pubblicato sul numero 36 di Giano. Pace ambiente problemi globali, settembre-dicembre 2000

CRESCITA ECONOMICA, SOTTOSVILUPPO SOCIALE

di Angelo Trento



L’imperialismo yankee si esercita oggi in modo meno clamoroso, ma ancora più efficace. La superiorità garantita agli Usa dalla globalizzazione neoliberista consente di fare a meno di dittatori impresentabili e di mascherare la politica della Banca Mondiale con simulacri di democrazia




Ritorno alla democrazia?
È ormai praticamente un dato di cronaca che dopo la lunga stagione delle dittature militari il "ritorno alla democrazia" nel subcontinente latinoamericano non sia stato accompagnato, salvo rarissime e temporanee eccezioni, da procedimenti giuridici nei confronti dei torturatori e dei massacratori in uniforme. Ovunque, infatti, il ritorno degli ufficiali nelle caserme è avvenuto dopo l’emanazione di misure di amnistia che, almeno nelle intenzioni, avrebbero dovuto tradursi in amnesia collettiva, in nome di una improbabile "riconciliazione nazionale". In tal modo, i membri delle Forze Armate hanno goduto di una impunità di fatto e di diritto e solo la memoria dei familiari delle vittime e degli scampati è riuscita a mantenere in vita, anche internazionalmente, la speranza di vedere riconosciuti e condannati gli innumerevoli crimini commessi contro l’umanità.

Questo barlume di eticità non ha però consentito che i processi di transizione pattuita alla democrazia, elaborati da militari e politici, assumessero un significato anche di mera riflessione, di creazione di anticorpi rispetto a un percorso così drammatico e, conseguentemente, nessun paese ha fatto i conti con il proprio passato. Tale situazione non si è registrata neppure nelle aree geografiche in cui particolarmente violenta è stata la repressione, come in Cile, in Argentina o in Guatemala, con i suoi 45.000 desaparecidos e 150.000 morti, compresi vecchi, donne e bambini, eliminati dai militari, come riconosciuto recentemente da una Commissione internazionale e precedentemente denunciato da monsignor Gerardi, assassinato proprio dopo la pubblicazione del volume Guatemala, nunca más, che tali atrocità documentava.

Gli sforzi dei parenti delle vittime e in particolare delle madri e delle nonne di Plaza de Mayo hanno comunque ottenuto qualche risultato, se è vero che nove membri delle giunte succedutesi in Argentina tra il 1976 e il 1983 si trovano agli arresti (ma per rapimento e affidamento fuori legge di bambini nati da genitori all’epoca detenuti e poi eliminati) e che in prigione "langue" (e l’uso delle virgolette è di rigore dal momento che la pena di vent’anni cui è stato condannato viene scontata in una prigione costruita appositamente per lui) Manuel Contreras, già capo dei servizi segreti cileni, per l’omicidio, negli Stati Uniti, dell’ex–ministro di Allende, Orlando Letelier.

Il ritorno alla democrazia non ha comunque posto termine al protagonismo degli uomini in uniforme e non è necessario esemplificare questa asserzione con la squallida e provocatoria scena del ritorno di Pinochet in Cile e dell’accoglienza trionfale riservatagli dagli alti gradi delle Forze Armate all’aeroporto. Né valgono ad attenuare lo sdegno per una tale tracotanza (esibita peraltro anche da una parte dei ceti medi) i recenti sussulti di indipendenza e l’affermazione di un minimo di dignità sul piano etico prima ancora che giuridico manifestati da un’ala della magistratura cilena con la decisione di aprire un procedimento giudiziario contro l’ex–dittatore, sia pure avente per oggetto un numero limitato di esecuzioni di avversari politici. Nell’ambito di questa nuova linea di tendenza – ancora eccessivamente timida a livello continentale – non si può e non si deve evitare di ricordare le inchieste dei giudici spagnoli e francesi per le continue violazioni dei diritti umani durante i regimi dittatoriali in America latina, nonché la recentissima condanna inflitta, in contumacia, ad alcuni militari argentini da un tribunale italiano per le loro responsabilità nel sequestro e nell’omicidio di otto cittadini di nazionalità italiana, anche se, precedentemente, la Corte di Appello di Roma aveva scandalosamente consentito la liberazione e la conseguente fuga di un altro aguzzino pratense, arrestato per ottemperare all’ordine di cattura emesso dalla magistratura transalpina.

[...] continua



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