Rivista quadrimestrale interdisciplinare
fondata nel 1989
GIANO. PACE AMBIENTE PROBLEMI GLOBALI
 
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Articolo pubblicato sul numero 39 di Giano. Pace ambiente problemi globali, settembre-dicembre 2001

LA POLITICA USA TRA "DIRITTI DELL'UOMO" E IMPERIALISMO

di Jean Bricmont e Diana Johnstone

 

Una rilettura della politica dell’ultimo mezzo secolo dimostra che per il prelievo delle risorse ritenute necessarie per il proprio "interesse nazionale" gli Usa non hanno mai esitato a "uccidere la speranza" dei popoli poveri


"Il vero coraggio consiste nel denunciare
i crimini commessi dalla propria parte
e non quelli che sono commessi dall’avversario".
Bertrand Russell

Tutti conoscono lo schema del "buono" e del "cattivo" poliziotto: uno picchia sul sospettato, l’altro gli parla gentilmente perché confessi. Ma i due poliziotti perseguono evidentemente lo stesso scopo. Oggi, l’America si presenta sotto l’aspetto del poliziotto cattivo: bombardamenti massicci che condannano probabilmente la popolazione afghana ad una devastante carestia, dopo aver condannato ad una sorte simile una buona parte della popolazione irachena. Ma vale la pena di ritornare indietro e riflettere sulla versione "poliziotto buono" di questa politica, cioé la politica detta dei diritti dell’uomo. Da un quarto di secolo, questa politica tende a dominare le amministrazioni democratiche negli Stati Uniti (Carter, Clinton), preoccupate di sedurre l’opinione di sinistra e di incoraggiare la sudditanza degli alleati europei. I repubblicani, sostenuti da un pubblico meno sentimentale, possono permettersi di fare la parte del cattivo poliziotto senza complessi. Ma é importante comprendere che gli obiettivi fondamentali della politica americana non cambiano da un’amministrazione all’altra. Questi obiettivi sono stati chiaramente enunciati da George Kennan nel 1948, quando egli dirigeva l’équipe di pianificazione del Dipartimento di Stato: "Noi possediamo circa il 50% della ricchezza del mondo, ma solo il 6,3% della sua popolazione. [...] Il nostro vero scopo nel periodo a venire é di sviluppare un sistema di relazioni che ci permetterà di mantenere questa posizione di diseguaglianza senza mettere in pericolo la nostra sicurezza nazionale"1.

Il modo con cui questo "sistema di relazioni" é stato costruito nel dopoguerra é consistito essenzialmente nell’"uccidere" la speranza, come dice il critico americano William Blum2. Cioé, nel distruggere ogni possibilità di sviluppo nel Terzo Mondo che sfugge al controllo dell’Occidente. In effetti, il Terzo Mondo é, da secoli, una fonte costante di materie prime, di mano d’opera a buon mercato (locale e immigrata) e, attraverso il meccanismo del debito, di rendimenti finanziari. Uccidere la speranza voleva dire rovesciare o sovvertire ogni regime che cercasse di orientare le risorse del paese verso la soddisfazione dei bisogni locali o che avesse una strategia di sviluppo a lungo termine. E gli interventi militari, colpi di Stato, pressioni di ogni genere si sono susseguiti senza arresto3.

[...] continua



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