Rivista quadrimestrale interdisciplinare
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GIANO. PACE AMBIENTE PROBLEMI GLOBALI
 
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Articolo pubblicato sul numero 39 di Giano. Pace ambiente problemi globali, settembre-dicembre 2001

POLITICA ED ECONOMIA NELLA CRISI CAPITALISTICA

di Massimo Pivetti



La conversazione con Massimo Pivetti è cominciata su temi di interesse comune. Come spiegare il passaggio repentino dagli attentati di New York e di Washington ad una azione militare di portata globale? Quale relazione c’è tra la scossa emotiva dell’11 settembre e il perdurante consenso alla guerra? Perchè i Paesi dell’Unione Europea si sono prontamente allineati alla strategia degli Usa? E ancora, sulla apparente contraddizione tra la condizione di crisi dell’economia capitalistica e l’ostentazione di potenza militare e tecnologica contro un nemico largamente inventato.
A questo punto siamo entrati in problemi più strettamente "disciplinari" per un economista, e abbiamo dato ordine alle domande. Ne è uscita una serie di indicazioni analitiche e di argomentazioni che stanno alle spalle della decisione militare. Non tutte le risposte di Pivetti possono apparire esaurienti o indiscutibili; esse aprono però un fronte di analisi che "Giano" intende sviluppare sia sul piano teorico, sia in relazione ai fatti in corso.



D. Imperversa una crisi internazionale tra le più violente e complesse degli ultimi decenni. Essa si intreccia con una crisi economica che a sua volta preoccupa gli ambienti politici gestori del sistema per la sua tendenziale espansione mondiale. Ciò crea un corto circuito tra la diffusione mondiale del comando capitalistico e la sua crisi interna. Consideriamo in particolare la crisi economica. Potranno i maggiori organismi internazionali – il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale – porvi qualche rimedio e agevolarne la soluzione?

R. La tendenziale diffusione mondiale della crisi economica deriva fondamentalmente dalla stagnazione o addirittura contrazione della domanda aggregata nei principali paesi capitalistici – negli Stati Uniti, in Europa, in Giappone. Naturalmente cruciale è ciò che accade nell’;economia americana, tenuto conto che in Europa, a causa principalmente dei severi vincoli alle politiche fiscali nazionali imposti dal Trattato di Maastricht e dal Patto di Stabilit, quel poco di crescita che si è avuto negli anni scorsi è stato trainato dalle esportazioni, sostenute appunto dalla crescita dell’;economia americana. Dal Giappone, d’;altro canto, c’;è ben poco di buono da aspettarsi. Quel paese sta infatti cercando di crescere soprattutto a spese dei vicini (Cina, Corea, Malaysia), sostenendo le sue esportazioni mediante la svalutazione dello yen.
Ora il fatto è che negli Stati Uniti il boom degli investimenti degli anni Novanta ha portato ad un eccesso di capacit produttiva disponibile, eccesso che sta scoraggiando gli investimenti correnti; inoltre, l’;elevato indebitamento delle famiglie, in presenza di quotazioni di borsa calanti, minaccia di ripercuotersi molto negativamente sulla loro propensione al consumo.



D. In queste condizioni non sembrerebbe dunque essere molto quello che Fmi e Banca Mondiale potrebbero fare per porre rimedio alla crisi economica.

[...] continua



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