Rivista quadrimestrale interdisciplinare
fondata nel 1989
GIANO. PACE AMBIENTE PROBLEMI GLOBALI
 
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"Giano", n. 41, maggio-agosto 2002

GIANO  41   LA DISTRUZIONE DELLA POLITICA
LA DISTRUZIONE DELLA POLITICA

Il presente fascicolo è, di necessità, largamente dedicato alla minaccia di guerra all’Iraq degli Usa e della Gran Bretagna. La “distruzione della politica”, che esso assume come titolo caratterizzante, sembra implicita nel recente documento ufficiale americano The National Security Strategy of the United States e nel privilegio assoluto che esso assegna alla guerra. L’editoriale che precede indica i rischi inerenti al pensiero politico-militare dell’Amministrazione Bush; la prima sezione del fascicolo affronta la serie dei problemi connessi da vari punti di vista. Gli scritti di Claudio Del Bello e di Angelo Baracca approfondiscono aspetti generali di natura teorica e strategica. Tra gli scritti successivi, quelli di Giorgio Nebbia e di Giulietto Chiesa affrontano i risultati e le conseguenze della Conferenza di Johannesburg in una considerazione globale.
Delle altre sezioni segnaliamo “Il punto” A proposito di totalitarismo, che analizza il problema con il saggio di Fabio Gentile, Un concetto tra storia e politica. Rassegna critica, e interventi di Roberto Esposito, Andrea Panaccione, Luigi Cortesi.


Editoriale    L’ideologia texana, la guerra all’Iraq e la distruzione della politica
Claudio Del Bello    Il nuovo assolutismo americano e la fine della politica
Angelo Baracca    Il "mestiere delle armi" e la prossima guerra all’Iraq
   Fabio Alberti    Sull’incipiente ripresa irachena si abbatte il maglio americano
In appendice l'appello No alla guerra senza se e senza ma
Nico Perrone    Democrazia e petrolio
Vincenzo Strika   Israele-Palestina: gli scenari possibili
   Cronologia del conflitto arabo-israeliano (a cura di Francesco Soverina)
    
Giorgio Nebbia    I mali dei poveri e i mali della Terra. Il fallimento di Johannesburg
Giulietto Chiesa -  
Marcello Villari    
Dopo Johannesburg: l’umanità a un bivio
Luigi Cortesi     Endzeit e Zeitenende. Guerra e rischio finale in età atomica

QUADRANTE   
 


Luigi Biondi    Il Brasile alla prova delle elezioni presidenziali. La sinistra e le sue chanches di governo
Patrizia Zanelli    Globalizzazione e unipolarismo Usa nella prospettiva araba
Mario Ronchi    "Fondamentalismo bianco" e diritto alla cittadinanza


IL PUNTO      A PROPOSITO DI TOTALITARISMO

Fabio Gentile    Tra storia e politica. Una rassegna critica
Interventi     
Roberto Esposito    Totalitarismo e totalitarismi
Andrea Panaccione    Totalitarismo e ricerca storica
Luigi Cortesi    Il monolito opaco e le fessure critiche

NOTE CRITICHE   

 
Domenico Di Fiore    Epifanie imperiali postmoderne
Anna Sabatini Scalmati    Extracomunitari e rifugiati politici: dramma culturale e traumi psichici

LIBRI    
 
Recensioni    
   Mario Colucci - Pierangelo Di Vittorio, Franco Basaglia (N. Comar)
   Francesco Germinario, Razza del sangue, razza dello spirito. Julius Evola, l'antisemitismo e il nazionalsocialismo (M. Nani)
Segnalazioni   a cura di Luigi Cortesi, Miriam Lanciano, Enrico Maria Massucci, Comunardo Pacifici, Luigi Parente, Michele Paolini, Maria Antonietta Selvaggio, Silvio Silvestri
   
English Summaries
 


Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero:
Willy Blair, George Y. Bush, Giacomo Cortesi, Pier Giovanni Donini, Fabio Gentile, Asad Hashim, Sergio Licuti, Sarah Nicholson, Silvio Silvestri


"Oggi, per la prima volta nella storia, l’industria per gli eserciti non è un settore dell’industria, è l’industria. Sempre di più fra il militarismo, inteso come ideologia e come progetto sociale, e la produzione si dà compenetrazione. Se con un colpo di bacchetta potessimo abolire oggi la costruzione delle armi, avremmo una crisi economica spaventosa, perché le armi costituiscono il volano di tutta l’economia dell’orbe. Allora combattere contro le armi significa combattere contro il capitalismo. La vera lotta contro il capitalismo – e non sto qui a far distinzione fra il capitalismo statalista dell’Est o quello dell’Ovest – la vera lotta, la vera zona di frontiera fra le forze che vogliono il cambiamento dell’umanità e le forze che vogliono conservare l’esistente, non sta in ultima istanza là dove si dividono le classi, ma sta là dove si divide quella porzione dell’umanità che dice che la guerra è sempre stata e dovrà pur esserci e quella porzione dell’umanità che dice no, la guerra non deve più esserci; e quindi propone il disarmo e la contestazione massiccia, possibilmente plenaria - tipo sciopero generale dei cittadini – contro ogni politica militare. È questa la prospettiva".


Ernesto Balducci, Disarmo o sterminio? L’umanità al bivio del 2000, Atti del convegno, Milano, Edizioni Mazzotta, 1983, p. 49.
  "[…] fintanto che i poteri costituiti esercitano violenza contro di noi, i senza potere (e pertanto contro i nostri attesi figli dei nostri figli), noi che siamo stati esautorati apposta da loro – fa lo stesso se attraverso la minaccia di trasformare i nostri centri abitati in aree di rifiuti contaminati, o attraverso la costruzione di presunte innocue centrali nucleari – fintanto che loro cercano di dominarci o ricattarci o sottometterci o sterminarci, o fintanto che loro accettano anche solo il rischio di un possibile sterminio (ma questo ‘solo’ già basta!), mi dispiace, ma fino a quel momento noi siamo costretti da questo stato di necessità a rinunciare ad una nostra rinuncia alla violenza. In altre parole: per nessuna ragione ci è consentito di abusare a tal punto del nostro amor di pace, offrendo ai senza scrupoli la chanche di annientare noi e i figli dei nostri figli".






Günther Anders, Stato di necessità e legittima difesa. Violenza sì o no: una critica del pacifismo, San Domenico di Fiesole, Edizioni Cultura della Pace, 1997, pp. 41-42.

QUESTO NUMERO È DEDICATO ALLA MEMORIA DI ERNESTO BALDUCCI E DI GÜNTHER ANDERS
NEL DECIMO ANNIVERSARIO DELLA LORO MORTE





SOMMARI DEL N. 41 DI "GIANO", maggio-agosto 2002

LA DISTRUZIONE DELLA POLITICA

Claudio Del Bello, Il nuovo assolutismo americano e la fine della politica
Qual'è il rapporto della condizione di "guerra infinita" con la politica? Da un lato gli Usa si propongono di volta in volta di schiacciare ed eliminare il nemico designato; mentre escludono dal numero degli amici quegli Stati che non approvano la loro strategia. La nuova dottrina di Bush sancisce la codificazione del nuovo assolutismo, cui fanno riscontro nei paesi occidentali politiche interne "democratiche" che escludono scelte precise e grandi progetti.
È possibile ricostruire la politica? Del Bello lascia aperta la questione, chiedendo tuttavia che so avvii una discussione in proposito nel fronte del "pacifismo internazionalista e antimperialista".




Angelo Baracca, Il "mestiere delle armi" e la prossima guerra all’Iraq

Washington mira a sgomberare il campo da ogni ostacolo, imponendo con la guerra la propria supremazia mondiale e la continuità dei meccanismi economici che la sostengono. Questo, in sintesi, il pensiero di A. Baracca, in coerenza con le analisi già condotte su "Giano". L'uso dell'arma nucleare in guerre preventive e la corsa all'accaparramento delle risorse energetiche sono le due caratteristiche centrali della geostrategia americana, che si giova di un apparato mediatico globale. La disinformazione ha infatti un ruolo determinante nell'occultare, o far dimenticare, che le eventuali capacità dell'Iraq in materia di armi di distruzione di massa gli sono state fornite proprio dagli Usa e dall'Occidente.



Fabio Alberti, Sull’incipiente ripresa irachena si abbatte il maglio americano
Ad Alberti, già responsabile della redazione di "Giano", presidente dell'associazione "Un ponte per…", abbiamo chiesto un intervista sulla situazione in Iraq. Profondo conoscitore di quel paese e reduce da un viaggio a Baghdad e Bassora, egli conferma il parziale miglioramento dell'economia, dovuto al parziale superamento dell'embargo. Le relazioni con gli altri paesi arabi, che l'hanno reso possibile, sono in via di ripresa sia sul piano commerciale sia nei contatti politici. Resta tuttavia acuta e visibile la penuria di beni di prima necessità, e specialmente dei farmaci, con la conseguente corruzione. Infine, Alberti traccia la "vera storia degli ispettori", sulla quale si basa tanta parte della disinformazione americana. In appendice all'intervista viene pubblicato l'appello di Bruxelles del Forum Sociale Europeo, No alla guerra senza se e senza ma.




Vincenzo Strika, Israele-Palestina: gli scenari possibili
Alla questione posta nel titolo, l'autore risponde partendo da un ampio riepilogo storico e politico della questione israelo-palestinese. Egli apprezza le intenzioni del "processo di pace", ma ne attribuisce il fallimento alla mancanza di un preciso progetto di sistemazione finale della regione, e dei rapporti tra i due Stati. Con la seconda intifadah la questione palestinese è entrata in una fase estrema, complicata dai mille fili che la legano ai grandi problemi internazionali, con la condizione determinata dall'11 settembre e dalla reazione degli Usa, e con le tensioni che scuotono tutto il mondo arabo.
"Un comune destino - conclude l'a. - può sovrastare a Sansone e ai filistei"; l'unica prospettiva valida è nell'"onda lunga" della storia e dei popoli.




Giorgio Nebbia, I mali dei poveri e i mali della Terra. Il fallimento di Johannesburg
In forma di commento al recente "Summit della Terra" l'a. intende "vederne i lavori e i risultati alla luce dell'evoluzione (o involuzione) delle Nazioni Unite e degli eventi internazionali", oltre che delle condizioni reali del Pianeta. L'analisi parte dalla "primavera dell'ecologia" degli anni 1960 e '70, e si sofferma sia sugli orientamenti condivisibili sia, in termini critici, sullo "sviluppo sostenibile". Questo concetto non è stato chiarito neppure dai due documenti finali di Johannesburg. In particolare, il "piano d'azione" non fornisce elementi utili alla soluzione dei problemi dell'alimentazione della crescente popolazione mondiale, e dell'acqua.
Infine, "nessun cenno si è fatto della necessità di porre fine allo scandalo universale più grande", costituito dalla corsa agli armamenti e dalla guerra.




Giulietto Chiesa - Marcello Villari, Dopo Johannesburg: l’umanità a un bivio
La Conferenza di Johannesburg ha avuto luogo dieci anni dopo il primo Summit, svoltosi a Rio de Janeiro nel 1992. Secondo gli aa. È stato un decennio di "euforia insensata". Tutti gli impegni sono stati disattesi, e la condizione sociale e ambientale del Pianeta è peggiorata da tutti i punti di vista. In questo quadro, l'evento dell'11 settembre è stato "funzionale alla creazione di un pericolo fittizio", per coprire una trasformazione autoritaria degli assetti occidentali. La crisi in cui sitrova il capitalismo nei suoi centri vitali, e specialmente negli Usa, suggerisce la possibilità di un'uscita attraverso la "guerra infinita". Ma ciò non farà che peggiorare ulteriormente la nostra vita, ed avviare la storia umana verso direzioni apocalittiche.
Siamo ad un bivio epocale, scrivono gli aa.; e propongono una riflessione inquietante: "non ci sono leaders capaci di dire la verità ai loro popoli, che devono essere tenuti al'oscuro circa lo stato dei fatti".




Luigi Cortesi, Endzeit e Zeitenende. Guerra e rischi finali in età atomica
Testo rielaborato di una conferenza tenuta all’Università di Torino, nel quadro d’un seminario dedicato alla guerra, e alle guerre recenti o in corso. L’autore riflette sull’intero arco del 1900, ma analizza specialmente le guerre dell’ultimo decennio, e la relativa politica americana. La caratterizzazione capitalistica e imperialistica della condizione di crescente crisi della civiltà gli sembra difficilmente contestabile. Con espliciti riferimenti al pensiero di G. Anders egli indica come fonte principale dei rischi di guerra e di catastrofe ambientale il dominio planetario degli Usa. Esso porta alla "distruzione della politica in quanto luogo di soggetti e di diritti, organizzazione dal basso di corpi e di menti, domanda di vita migliore dell’umanità intera". La "ricostruzione della politica come pensiero e attività sociale critica" viene quindi indicata come obbiettivo prioritario.





QUADRANTE

Luigi Biondi, Il Brasile alla prova delle elezioni presidenziali. La sinistra e le sue chanches di governo
L'analisi di Biondi è stata condotta prima delle elezioni presidenziali. Essa fornisce un quadro particolareggiato dell'economia e della politica brasiliane e delle varie formazioni. La politica economica del governo Cardoso e i suoi esiti fallimentari vengono esaminati con ricchezza di dati documentari. In vista delle elezioni per la Presidenza, l'a. rivolge una particolare attenzione alla sinistra del Partido dos Trabalhadores e dal suo esponente di maggior rilievo, José Inacio "Lula" da Silva. La conversione tattica del partito al moderatismo e la sua ricerca di alleanze si copertura verso il centro dello schieramento politico non hanno eliminato le ostilità conservatrici nei suoi confronti. Una svolta é possibile, ma anche una forte reazione. Alle difficoltà interne si aggiunge la eloquente riserva degli Usa: "non è questione di poco conto - conclude Biondi - se il voto dei brasiliani sarà o non sarà gradito a Washington".



Patrizia Zanelli, Globalizzazione e unipolarismo Usa nella prospettiva araba
L'a. parte dai mutamenti di ottica provocati dalla fine della "guerra fredda" anche nel mondo arabo; mutamenti dei quali la questione palestinese è stata uno degli elementi di fondo. Ella ricostruisce le discussioni e le posizioni inerenti al "mediorientalismo" legato alla pax americana e al "mediterraneismo". Dopo l'11 settembre la paura di un attacco americano e sionista ha dominato la scena politica e intellettuale, ma anche la mente degli uomini comuni, colpiti dalle azioni consumate negli Usa ai danni di cittadini di origine araba.
In conclusione, gli arabi hanno una visione speciale della globalizzazione dominata dalla consapevolezza dell'importanza della loro posizione geografica nel sistema internazionale e dalle "iterate aggressioni e occupazioni straniere". Le comunità arabe si sentono quindi un'altra volta sacrificate a politiche e strategie - come la enduring freedom - decise nel mondo occidentale.




Mario Ronchi, "Fondamentalismo bianco" e diritto alla cittadinanza
La nuova legge Bossi-Fini sull’immigrazione approvata a luglio in via definitiva inasprisce la normativa della legge Turco-Napolitano varata nel 1998 durante il governo dell’Ulivo. Introduce infatti, fra l’altro, l’obbligo delle impronte digitali per tutti gli extracomunitari (che così sono considerati in blocco come delinquenti potenziali) e lega la concessione del permesso di soggiorno al possesso di un contratto di lavoro, istituendo una sorta di moderna semi-schiavitù. E’ un testo d’ispirazione xenofoba voluto dalle forze politiche che si collocano all’estrema destra della coalizione governativa.
La sinistra deve perciò conferire centralità alla battaglia contro questa legge e le diverse forme di "fondamentalismo bianco" che stanno dilagando in Europa, e promuovere su scala continentale iniziative di lotta che abbiano come obiettivo una cittadinanza fondata sulla residenza.




Nico Perrone, Democrazia e petrolio
A parere dell'a. questa guerra contro l'Iraq mira a sostituire l'Arabia Sauduta - non più partner sicura degli Stati Uniti - con l'Iraq nel mercato del petrolio. Ma questo scopo ha bisogno di un governo favorevole all'America in Iraq. La propaganda Occidentale diffusa nei giornali per far cadere il governo di Saddam Hussein giustifica questa guerra in nome della necessità della lotta contro le armi dell'Iraq, incluse le bombe atomiche. Ma non ci sono prove. Il leader del governo Italiano Silvio Berlusconi ha dichiarato che noi dobbiamo salvaguardare il nostro modo di vivere. Questa propaganda è stata portata avanti dai più importanti quotidiani occidentali; anche Joachim Fest ha dichiarato di temere la distruzione di San Pietro ad opera delle bombe di Saddam Hussein.
Nel nome della guerra contro il terrorismo il prolungamento dell'industria della guerra americana sono altri bersagli, per superare la crisi interna e costruire una legislazione internazionale che vuole cancellare tutte le garanzie, in una prospettiva totalmente antidemocratica.


 

IL PUNTO
A PROPOSITO DI TOTALITARISMO


Fabio Gentile, Un concetto tra storia e politica. Rassegna critica
L’autore avvia un dibattito sulla storia del concetto di totalitarismo, nel quale intervengono: R. Esposito, A. Panaccione, L. Cortesi.
Prendendo spunto dai recenti sviluppi storiografici sul tema del totalitarismo, questo contributo si articola in due punti essenziali. La prima parte fornisce i lineamenti di una riflessione che ha profondamente segnato il Novecento sia sotto il profilo teorico che sotto quello storico-politico: dalle prime elaborazioni concettuali degli anni Venti, per passare poi alle riflessioni della Scuola di Francoforte sullo Stato totale contemporaneo, fino alle teorie più compiute del totalitarismo degli anni Quaranta e Cinquanta (H. Arendt, Friedrich e Brzezinski).
La secondo parte, invece, verifica la validità esplicativa del modello totalitario attraverso la comparazione di nazismo, fascismo e stalinismo. La conclusione cui giunge l’Autore è che il concetto ha un valore euristico molto limitato nell’analisi comparata dei caratteri specifici dei fenomeni generalmente collocati nella categoria di totalitarismo, ma è tuttavia utile perché indica tipologie di potere e lunghi di memoria che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del Novecento.



Roberto Esposito, Totalitarismo e totalitarismi
L'a. si richiama da un lato alle controversie sul concetto in questione e dall'altro alle analogie improprie o affrettate proposte in sede politica e storica. Egli esclude che nazismo e comunismo (rispetto al quale comunque lo stalinismo rappresenta "una profonda mutazione dell'originario progetto marxiano") possano essere pensati all'interno di una stessa categoria. Opposta fu la loro ispirazione e ben diverso il retaggio politico. In tempi di globalizzazione accelerata e minacciosa, egli ne propone un ripensamento alla luce delle nuove esigenze universalistiche.




Andrea Panaccione, Totalitarismo e ricerca storica
Nella prospettiva aperta dalle recenti acquisizioni storiche sulla categoria di totalitarismo, di cui si fornisce un’ampia e aggiornata rassegna critico-bibliografica, l’intervento di Panaccione mette a fuoco alcune implicazioni sull’uso di tale concetto per quanto riguarda uno dei suoi tradizionali soggetti di riferimento, la storia dell’Urss.
Partendo dal classico Le origini del totalitarismo di H. Arendt, di cui si riafferma la validità sul piano dell’analisi teorico-politica, l’autore dimostra che il concetto di totalitarismo proposto dalla studiosa tedesca, e l’assimilazione sulla base di questo dello stalinismo al nazismo, è per definizione in contrasto con i recenti filoni di "storia sociale" apertisi soprattutto dopo la "liberalizzazione" degli archivi sovietici nonché con le esigenze di analisi storico-comparativa che sono state spesso evocate nell’attuale dibattito storiografico.
In sostanza, la difficoltà di passare dalla descrizione delle forme esteriori dei regimi totalitari alla spiegazione storica dei loro tratti peculiari è il nodo cruciale ricorrente e irrisolto per le teorie del totalitarismo. Per cui l’autore ribadisce la fecondità di un uso politico di tale categoria (ad esempio, le congiunture politiche che hanno provocato o stimolato il ricorso all’idea di totalitarismo), mentre sul piano storiografico, almeno per quanto riguarda l’Urss, essa appare —è la sua conclusione-decisamente inutilizzabile.




Luigi Cortesi, Il monolito opaco e le fessure critiche
Nell’intervento si intende dimostrare l’insufficienza del dati considerati come caratteristici del totalitarismo (partito unico, potere ideologico centralizzato, massificazione, violenza capace di sterminio), se non li si sottopone ad un’analisi storica concreta. Si giunge così, in primo luogo, ad un’integrazione importante del concetto: quello della politica estera come parte indisgiungibile di quella interna. Ma un’altra integrazione è necessaria: quella della "razionalità tecnologica", già individuata dagli autori della Scuola di Francoforte come base di un totalitarismo che procede nei rapporti con la società interna per vie diverse da quella della pura violenza, ma che possiede attualmente potestà universale di vita o di morte. Nella attuale condizione di rischio totale, le dispute sull’etichetta di totalitarismo "doc" non hanno più senso se non si collegano agli esiti dell’intera civiltà occidentale, all’americanizzazione, alla "dialettica della democrazia".
 


NOTE CRITICHE


Domenico Di Fiore, Epifanie imperiali postmoderne
Viene sottoposta ad analisi critica la recente opera di Michael Hardt e Antonio Negri, Impero. Il volume — che si dice rappresenti (fifty-fifty con No logo di Naomi Klein) la bibbia del movimento "new global " — rivela, ad una lettura più attenta una pecca decisiva: la sua internalità all’ideologia mercantile propagandata dai sostenitori dell’odierno neoliberismo.
Il mercato infatti vi è assunto come panacea della conflittualità interstatuale propria della modernità, e possibile trampolino di lancio delle nuove soggettività sociali, rubricate nell’ambiguo termine "moltitudine".
L’incorrotto volontarismo operaista di Negri batte così nuove strade per riproporre — a dispetto delle dichiarazioni d’intenti — vecchi miti antropocentrici e teleologici.



Anna Sabatini Scalmati, "Extracomunitari" e rifugiati politici: dramma culturale e traumi psichici
L’autrice partendo dalla propria esperienza di lavoro terapeutico con rifugiati e le vittime di violenza, stragi, torture, riflette sullo shock culturale, sulla crisi di identità, la profonda sofferenza e la dimensione di perdita e di alienazione che segnano la vita dei rifugiati in terra di esilio. Con il supporto della psicoanalisi, delle riflessioni di De Martino e degli studiosi degli eventi sociali, l’autrice rivolge la propria attenzione al dramma culturale dell’emigrato e del rifugiato e al vortice psicologico che minaccia coloro che sono stati sottoposti a torture e stupri.

 


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