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Rivista quadrimestrale interdisciplinare fondata nel 1989 |
Dopo Johannesburg: lumanità a un bivio
di Giulietto Chiesa e Marcello Villari
Levento dell11 settembre è stato funzionale alla creazione di un pericolo fittizio.
La reazione americana pone ora il mondo di fronte ad una degenerazione dei rapporti internazionali speculare a quella strutturale del capitalismoDieci anni dopo Rio
Il secondo Summit sulla Terra, tenutosi a Johannesburg nellagosto-settembre scorsi ha avuto luogo dieci anni dopo il primo, quello che nel 1992 si tenne a Rio de Janeiro. Dieci anni, quelli seguiti a Rio, vissuti dal nostro mondo civilizzato in preda a un clima di euforia insensata, del tutto non corrispondente alla situazione grave che si era già allora evidenziata nel più importante assembramento di scienziati, di politici, di lobbies delle grandi corporations mai realizzato nella storia dellUomo.
Euforia della crescita ormai divenuta illimitata, dei suoi tassi ormai sempre meno lineari e sempre più esponenziali, dello sviluppo, ormai divenuto senza contraddizioni, della distruzione schumpeteriana vista ormai come soltanto creativa, della ricchezza per tutti, anche se, inevitabilmente, qualcuno finiva per appropriarsi di fette troppo grandi di essa. Ma - si sa, è divenuto senso comune, o almeno così si diceva in tutti i consessi - legoismo delluomo è una forza motrice e non va frenato. Era lepoca della TINA, cioè del There Is No Alternative.
Allora, a Rio de Janeiro, si presero impegni solenni per tentare di rimettere in sesto i conti del rapporto tra lUomo e la Natura decisamente grave, tremendamente preoccupante che era stato evidenziato con abbondanza di dati a corredo. Erano le uniche nubi in un panorama entusiasmante.
Alla vigilia del vertice di Johannesburg si è giunti in un contesto che non è più sufficiente definire preoccupante. Il coro concorde delle voci responsabili parla di pericolo incombente, di necessità di porre mano a un nuovo tipo di sviluppo umano, da sostituire a quello che ci ha regalato questo decennio di euforia. Da Rio de Janeiro il Prodotto interno lordo (Pil) dei paesi ricchi è cresciuto di circa 10.000 miliardi di dollari, ma dei circa sei miliardi di individui che popolano la Terra, 1,2 miliardi vivono ancora con meno di un dollaro al giorno. Il loro numero, in valore assoluto, non è affatto diminuito. Ci era stato detto che la ricchezza, anche smodata, dei pochi, avrebbe comunque provocato un fallout di benessere sui miliardi di poveri. Chi lo disse mentiva, o non sapeva ciò che diceva. Oggi ci sono almeno 80 paesi che dispongono di un reddito pro-capite inferiore a quello di cui disponevano nel 1992.
I ricchi, arricchendosi, non sono divenuti più generosi, e nemmeno più saggi. Laiuto dei paesi ricchi ai paesi poveri è infatti diminuito, non aumentato. E cioè passato dallo 0,35% del loro PIL (allinizio degli anni 90) allo 0,22% dellanno 2000, ultimo del secolo XX morente. Il Segretario Generale dellOnu, Kofi Annan, alla vigilia di Johannesburg, denunciava due drammatici punti irrisolti. Lassenza di una politica internazionale per affrontare, tutti insieme, la sfida della povertà sul pianeta. Levidenza delle minacce, derivanti simultaneamente dai ritmi di produzione e di consumo, assolutamente insostenibili dallambiente naturale.
Non è diverso da ciò che si previde a Rio de Janeiro: è solo molto peggio, nel senso che i trends che là erano stati individuati sono in grande parte più gravi di quanto allora venne previsto. Soprattutto: nessuno tra essi induce a qualche ottimismo. E, ad aggravare il quadro, non è soltanto il tempo perduto. Il fatto è che la crisi economica sta investendo le economie ricche cioè leconomia mondiale nel suo complesso, poiché la globalizzazione è un dato reale una dopo laltra. Lottimismo è finito. La ripresa è immersa nelle nebbie di un futuro incerto e nessuno sa dire nemmeno se essa sia davvero prevedibile. Il grande esercito degli esegeti del capitalismo senza regole e freni, naturalmente, continua a preconizzare il ritorno della mano invisibile del mercato, ma lunica freccia nelle loro capaci faretre è il poverissimo argomento che non cè nientaltro, nessuna ipotesi, nessun sistema alternativo, nessuna teoria che possa sostituirla. Che è come dire che non cè che da sperare nella Provvidenza, poiché la mano invisibile di Adamo Smith è stata anchessa, evidentemente, messa in grande difficoltà operative dalla mancanza di regole e di freni.
E sarebbe il tempo del risveglio. Ma è come se lumanità ricca (inclusa quella che non è precisamente ricca, ma si trova a vivere nelle società ricche) facesse una gran fatica a risvegliarsi da un bel sogno. E questa una delle ragioni che impedisce [...] continua
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