Rivista quadrimestrale interdisciplinare
fondata nel 1989
GIANO. PACE AMBIENTE PROBLEMI GLOBALI
 
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Articolo pubblicato sul numero 41 di "Giano. Pace ambiente problemi globali", maggio-agosto 2002

I mali dei poveri e i mali della Terra.
Il fallimento di Johannesburg

di Giorgio Nebbia

Pace e “sviluppo umano” fanno tutt’uno come, d’altra parte, imperialismo e guerra: l’hanno confermato il sabotaggio americano di Johannesburg e la contemporanea organizzazione dell’attacco all’Iraq



Dopo un grande chiasso iniziale, dopo le dichiarazioni dei "grandi" della Terra, si è chiuso a Johannesburg, in tono minore, il 5 settembre 2002 quello che avrebbe dovuto essere il grande "vertice" mondiale delle Nazioni Unite alla ricerca di uno "sviluppo sostenibile". Per poter esprimere un giudizio sui suoi successi e sulle delusioni che ha generato, occorre vederne i lavori e i risultati alla luce dell'evoluzione (o involuzione) delle Nazioni Unite e degli eventi internazionali.
L'ecologia è sbarcata nei paesi industriali, prima negli Stati Uniti, poi in Europa, fra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta del secolo scorso come conseguenza dei guasti che l'industrializzazione selvaggia, l'aumento dei consumi stavano provocando nell'ambiente naturale.
Nel 1970 il mondo era diviso in tre parti: quella dei paesi industriali con l'economia del libero mercato, capitalistici; quella dei paesi socialisti e dei loro satelliti; e un "terzo mondo" di paesi arretrati, poveri, talvolta poverissimi, con una popolazione che stava aumentando in ragione di 90 milioni di persone all'anno.
Nei paesi capitalistici l'aumento della produzione agricola era stata ottenuta con il massiccio impiego di pesticidi clorurati persistenti; la moltiplicazione delle merci provocava l'inquinamento dei fiumi e la formazione di crescenti masse di rifiuti; il rapido aumento degli autoveicoli in circolazione offriva nuove occasioni di mobilità, ma a spese di un crescente consumo di petrolio, dell'immissione nell'atmosfera di gas tossici. La "società dei consumi" si rivelava sempre più rapidamente una "società dei rifiuti".
I paesi "socialisti" cercavano strade verso l'industrializzazione, in competizione con quelli capitalistici, secondo diverse ideologie; da quella sovietica e dell'Europa orientale a quella cinese e dei paesi poveri del sud-est asiatico; in entrambi i casi gli effetti negativi planetari si facevano sentire con inquinamenti industriali, con la distruzione delle foreste, con lo sfruttamento del suolo, con devastanti opere di regolazione del corso dei fiumi.
Da parte loro anche i paesi del terzo mondo cercavano una strada allo sviluppo economico, spesso pilotati dalle influenze degli altri due gruppi contrapposti. I paesi capitalistici e socialisti si confrontavano con la corsa ad armi nucleari sempre più potenti, collaudate con esplosioni nell'atmosfera (mille dal 1945 al 1962) che facevano ricadere al suolo polveri radioattive.Dalla primavera dell'ecologia a Johannesburg
Come risposta ad una crescente protesta, soprattutto nei paesi industrializzati capitalistici, contro i guasti dell'ambiente, la crescita della popolazione mondiale, la corsa agli armamenti nucleari, le Nazioni unite decisero di indire - in quella breve "primavera dell'ecologia" che va dal 1970 al 1973 - una Conferenza internazionale, che si tenne a Stoccolma nel giugno 1972, sul tema "L'ambiente umano". La Conferenza non portò a grandi risultati concreti (i paesi del blocco sovietico non parteciparono) né ad accordi vincolanti, ma ebbe il merito di esporre, in forma popolare e chiara, i termini del problema.
In pochi mesi uscirono decine di libri, fra cui meritano di essere ricordati - e meritano di essere letti ancora oggi - Una sola Terra, di Barbara Ward e René Dubos, Il cerchio da chiudere di Barry Commoner, I limiti della crescita del Club di Roma, L'entropia e le leggi economiche, di Nicholas Georgescu-Roegen. Sia pure con diversi accenti questi libri introducevano alcuni nuovi concetti: il pianeta Terra, come ecosistema unitario, al di la dei confini politici, ha una capacità ricettiva limitata per la popolazione umana, per le attività economiche e per le rispettive scorie. Inoltre ha una riserva limitata di risorse naturali come minerali, fonti energetiche, fertilità del suolo. Per conservare l'ambiente naturale adatto agli esserti umani occorreva porre dei limiti alla crescita della popolazione e allo sfruttamento delle risorse naturali e occorreva cambiare i modelli di produzione e di consumi. [...] continua



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