Rivista quadrimestrale interdisciplinare
fondata nel 1989
GIANO. PACE AMBIENTE PROBLEMI GLOBALI
 
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  Editoriale pubblicato sul numero 44 di "Giano. Pace ambiente problemi globali", maggio-agosto 2003

Blackout.
Crisi del sistema energetico, dell’ambiente, della politica

di Vittorio Sartogo


I black out elettrici, la tropicalizzazione del clima, il rilancio del nucleare,
l’ abbandono dell’accordo di Kyoto dimostrano la necessità di una rivoluzione
del modo di produzione e di organizzazione della società



I pesci, i bambini e le nuove centrali. - Il black out elettrico, che ha colpito il nostro Paese il 26 giugno scorso, poteva sembrare, ed in effetti lo era anche, l’ennesima dimostrazione di quanto possa essere grave l’inesistenza di una politica energetica degna di questo nome, ovvero di quanto insipiente e inadeguato fosse il governo italiano. I successivi, simili episodi di Londra e New York hanno però messo in luce una situazione ben più inquietante, ovvero l’arretratezza dell’organizzazione dei sistemi elettrici nei principali Paesi capitalistici. Naturalmente, differenti sono state le cause specifiche e la situazione italiana si segnala comunque per l’improvvisazione in cui è stata ed è lasciata la politica energetica. Che cosa dire, infatti, del gran suggerimento dell’ex ministro dell’Ulivo per evitare il black out, ossia di fare il giorno prima quello che è stato fatto il giorno dopo: “scaricare l’acqua un po’ più calda del dovuto per 15 giorni: i pesci si sarebbero riscaldati ma i bambini non sarebbero rimasti appesi alle giostre” (testuale: “la Repubblica”, 30 giugno 2003). L’affermazione incredibile è, al solito, temperata dall’elenco dei buoni propositi profusi dall’ex governo di centro-sinistra per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, il risparmio energetico, ecc. ecc.; oggi naturalmente devitalizzati dal governo di centro destra. Resta il fatto che la scelta del centro-sinistra fu anch’essa quella di cercare di risolvere il deficit elettrico avviando la costruzione di nuove centrali e liberalizzando ulteriormente il settore, ritenuto troppo dominato dal monopolista pubblico. Con frutti che non corrispondono alle aspettative, rileva oggi l’ex ministro.
Che cosa ci si aspettasse, in verità, dalla consegna in mano ai privati delle decisioni strategiche riguardanti il futuro dell’energia nel nostro Paese, o anche soltanto quelle relative agli investimenti, non è ben chiaro. Forse, la sinistra tutta potrebbe rileggersi qualcosa di Ernesto Rossi, per capire le ragioni economiche, sociali e strategiche che richiesero prepotentemente la sottrazione ai privati del settore energetico, giunto, allora, a un punto di inefficienza assai pesante. Né vale oggi dire che anche il monopolista pubblico alla fine si è trasformato in un ostacolo, favorito nella sua immobilità tecnologica, produttiva e finanziaria dall’assenza di una concorrenza degna di questo nome.
La riscoperta del valore del mercato e della concorrenza è possibile se si dimenticano, volutamente, le scelte compiute: la costruzione di un monopolio[...] continua



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