Rivista quadrimestrale interdisciplinare
fondata nel 1989
GIANO. PACE AMBIENTE PROBLEMI GLOBALI
 
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  “Giano.Pace ambiente problemi globali” n. 46 – aprile 2004
   CLIMA, ENERGIA, AMBIENTE

Il Dossier Clima, energia, ambiente che è al centro del fascicolo, ha richiesto ai collaboratori e al curatore Angelo Baracca uno sforzo particolare di organizzazione, di scelta dei temi e di coordinamento culturale e politico, i cui risultati positivi saranno visibili anche nei numeri successivi. Il sottotitolo Critica dello sviluppo capitalistico rappresenta una direzione di lavoro tipica di "Giano", che viene qui più attentamente tematizzata e resa comune a interessi critici e disciplinari diversi.
La parte più direttamente politica di questo numero di “Giano” offre due interventi – di A. M. Imbriani e M. Nobile – sui temi della “nonviolenza” e della lotta contro la guerra; una serie di risposte di Luigi Bonanate in materia di terrorismo; articoli di G. Lannutti e P. Zanelli sugli sviluppi della situazione in Medio Oriente; uno scritto di Gabriele Garibaldi sullo stato attuale dell’Unione europea; mentre Salvatore Minolfi presenta un’autorevole proiezione al 2050 dei rapporti di forza produttivi sul piano mondiale, che prevede posizioni di primato o di forte concorrenza agli Usa da parte delle “Bric’s economies”. In ricordo di Paul M. Sweezy, Enzo Modugno ripropone un articolo dalla “Monthly Review” del 1974 del grande economista. In una nuova rubrica, “L’analisi”, A. Panaccione fa il punto sulle condizioni interne ed esterne della Russia, e sui caratteri della politica di Putin.
Completano il volume vari interventi “minori” e la sezione “Libri”.

 


Luigi Bonanate   Sul terrorismo: considerazioni preliminari
Giancarlo Lannutti   Resistenza e democrazia in Iraq
Patrizia Zanelli    “Great Middle East”: il mondo arabo rimodellato dagli Usa
Gabriele Garibaldi   L’Unione Europea nelle maglie dell’Iperpotenza: l’unità politica alla deriva
Corsivi    
   Il berlusconismo , il centro-sinistra e la lezione spagnola (D.)
Scenari    
Salvatore Minolfi   Il cosiddetto “impero” e la decadenza del capitalismo occidentale: una proiezione al 2050
Presenze    
Paul M. Sweezy   Ricchezza crescente, potere declinante [1974]
Con una nota di Enzo Modugno su La funzione economica del militarismo
   
  
CLIMA, ENERGIA, AMBIENTE
Critica dello sviluppo capitalistico
dossier a cura di Angelo Baracca
  “Il punto” di “Giano” (Red.)
Introduzione. Angelo Baracca   Il collasso ambientale e la barbarie prossima ventura
Roberto Aniballi –  
Massimo Zucchetti  
Il vertice mondiale di Milano sul clima e il Protocollo di Kyoto
Simone Spiller –  
Massimo Zucchetti  
L’evoluzione futura del clima nel mondo e in Italia
Angelo Baracca   Irrazionalità del modello nucleare
Scheda   Ciclo dell’uranio e del plutonio e nessi tra nucleare militare e “civile”
Franco Marenco – Emilio  
Martines – Massimo Zucchetti  
Energia: una crescita insostenibile
Edoardo Magnone   Il consumismo e il problema dei rifiuti
Luca Nencini   Miti e realtà dell’“economia all’idrogeno”
Schede   1 - Idrogeno ed elettricità a confronto
2 - La produzione di idrogeno da fonti rinnovabili
Vittorio Sartogo   The day after tomorrow in un documento secretato del Pentagono
Luigi Cortesi   A proposito di storia ed ecologia
   

   
Una lettera non pubblicata dal “Corriere della sera” e una querela in corso
LIBRI  
 
   
Recensioni   Pier Giovanni Donini, Storia dell’Islam (Michele Bernardini); Davide Rodogno, Il nuovo ordine mediterraneo (Mario Ronchi)
Segnalazioni   a cura di Luigi Cortesi, Mario Ronchi, Enrico Maria Massucci, Vincenzo Pugliano, Silvio Silvestri
Riviste  
Il Ponte”, nn. 2-3, febbraio-marzo 2004, "I socialisti e il Novecento" (Birgitte Gruber)
 
English Summaries   
 

Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero:
Giacomo Cortesi, Claudio Del Bello, Sergio Licuti, Sarah Nicholson, Vincenzo Pugliano, Silvio Silvestri, Ireneo Vladimiri


SOMMARI DEL N. 46 DI "GIANO", aprile 2004

Clima, energia, ambiente

Dibattito. Angelo Michele Imbriani, Sulla “politica della nonviolenza”; Michele Nobile, Pacifismo e terrorismo
I due articoli si riferiscono, in termini diversi, alla discussione suscitata in Italia dall’adesione di una parte (burocraticamente decisiva) del gruppo dirigente del Partito della Rifondazione comunista all’ideologia della “nonviolenza”.
Imbriani ricostruisce le fasi della relativa discussione, rilevando la varie oscillazioni e confusioni nella sua impostazione problematica. La formulazione originaria era quella dei rapporti tra potere politico e violenza; ma essa ha poi subito una torsione verso la “nonviolenza”, con rischi derivanti dal fatto che si tratta di un concetto programmaticamente totalizzante, ma vago – ed anzi d’uno “pseudoconcetto”. Dopo una rassegna delle opinioni espresse, l’a.mostra di condividere un articolo chiarificatore di Rossana Rossanda, che introduce elementi analitici atti a distinguere le ragioni del pacifismo dalla genericità delle “nonviolenza”.
Il punto di partenza di Nobile è un richiamo alla concretezza della condizione atomica e alla necessità che il pacifismo si doti di una adeguata politica di lotta contro la guerra. L’a. inchioda il discorso alla realtà storica dell’imperialismo, la cui gerarchia internazionale ha accettato la “delega” della forza militare globale agli Usa, che sotto le spoglie di Stato liberal-democratico sono preposti alla guerra totale e all’individuazione di un nemico globale. Su questa base fioriscono le strategie di guerra “umanitaria” e/o ”preventiva” contro il terrorismo, e contemporaneamente può prepararsi “la più micidiale forma di terrorismo”, quella dell’annientamento dell’umanità.
In nessun modo un tale potere di violenza può essere paragonato alla violenza degli sbandati e dei ribelli, di cui la storia e la riflessione teorica realista fa materia di analisi partendo non da concetti di teologia morale, ma dagli effettivi dilemmi sociali e dalla stessa “condizione atomica”.


Luigi Bonanate, Sul terrorismo: considerazioni preliminari
Bonanate, uno dei maggiori studiosi del terrorismo politico sul piano internazionale, risponde ad alcune domande postegli dalla redazione di “Giano”, del cui Comitato scientifico è parte..Egli nega che la presente crisi sia cominciata l’11 settembre; la decisione di ricostruire il mondo secondo gli interessi americani,e di intraprendere quindi un “clash of civilizations” è il frutto della “guerra fredda” e il terrorismo è stata la risposta al disegno degli Usa e alla sua “guerra infinita”. In generale, scrive l’a., “sono i problemi a far sorgere il terrorismo, e non viceversa”; i problemi sono ancora quelli del colonialismo,e possono essere superati solo da una democrazia che sia “condizione di pace”.


Giancarlo Lannutti, Ancora sulla resistenza e sul fallimento dell’occupazione
L’a.si riallaccia al suo articolo sul numero 45 di “Giano”,nel quale sosteneva il radicamento popolare della resistenza irachena e la necessità di non ridurla a episodio di transizione. È la politica di guerra e di occupazione americana, alla pari di quella israeliana in Palestina, ad alimentare il terrorismo. E l’Italia è complice e corresponsabile di quella politica.




Gabriele Garibaldi, L’Unione Europea nelle maglie dell’Iperpotenza: l’unità politica alla deriva
La spaccatura sull’attacco preventivo contro l’Iraq e la mancata approvazione della costituzione europea hanno segnato un 2003 nero per l’unità politica dell’Unione Europea. Il che è tanto più grave perché avvenuto alla vigilia di un importante evento: il 1° maggio 2004 dieci nuovi membri entreranno nella UE, portando il numero dei suoi membri a 25. Questo avrebbe dovuto essere preparato, anche dal punto di vista simbolico, dalla approvazione della costituzione, alla quale erano affidate le speranze di una estrema revisione dei meccanismi comunitari, onde evitare la paralisi dell’Unione allargata. Mentre la costruzione dell’Europa politica pare ancora in alto mare e disperdersi alla deriva, per converso gli Stati Uniti vedono il successo della propria capacità di influenza e, in ultima analisi, della Grand Strategy unipolarista perseguita negli ultimi 14 anni: dal mantenimento della Nato in Europa al suo allargamento ad Est, l’obiettivo di ostacolare il sorgere dell’UE quale organismo politico autonomo e alternativo pare esser stato raggiunto –e con facilità, data la persistenza tra i Quindici delle tradizionali logiche nazionalistiche ed “euroscettiche”.


Scenari. Salvatore Minolfi, Il cosiddetto “impero” e la decadenza del capitalismo occidentale: una proiezione al 2050
L'articolo commenta i risultati di uno studio della Goldman Sachs sullo sviluppo di Brasile, Russia, India e Cina nel corso dei prossimi decenni. Il paper - intitolato "Dreaming With BRICs: The Path to 2050"- sostiene che il prodotto interno lordo di queste quattro economie sarebbe destinato a superare quello dei paesi del G7, dando luogo alla più drammatica alterazione degli equilibri mondiali nella storia dell'economia moderna. Pur riconfermando le ricette del "Washington Consensus", l'analisi della Goldman Sachs prefigura un esito del processo di globalizzazione assai diverso da quello implicitamente sostenuto nei recenti dibattiti sull'impero. L'incantesimo degli anni Novanta (la fatale convergenza d'interessi tra McDonald's e McDonell Douglas) sembra essersi rotto: oggi, mentre la finanza internazionale è alle prese con il problema di individuare i veri mercati emergenti, la superpotenza americana sembra alla ricerca di un principio di legittimazione diverso dal quello del libero mercato.


Corsivi. Il berlusconismo, il centro sinistra e la lezione spagnola (D.)
L’a. cerca di identificare il “berlusconismo” non solo attraverso i caratteri buffoneschi del personaggio Berlusconi (del quale nota l’inettitudine al rapporto politico e la mancanza di pensiero proprio), ma in un giacimento di cultura politica nazionale e di “comune sentire” che si formato già nella “Prima Repubblica”e che passa attraverso i due schieramenti di centro-destra e centro-sinistra. Su questo punto sono eloquenti i dubbi e le rinunce del centro-sinistra a proposito della permanenza e/o del ritiro delle truppe italiane in Iraq, e l’union sacrée stabilitasi a proposito degli ostaggi italiani. Citando l’esempio della Spagna, l’a. esprime il parere che solo un’irruzione di massa nei giochi elettorali e parlamentari del ceto politico, che non esiti a incidere negli stessi conclamati interessi dello Stato italiano fino a travolgerli, possa aprire la strada ad un autentico rinnovamento.


Presenze. Paul M. Sweezy, Ricchezza crescente, potere declinante.
Con una nota di Enzo Modugno su La funzione economica del militarismo
Nell’intento di ricordare P.M.Sweezy, morto nello scorso febbraio all’età di 94 anni, si ripubblica quasi interamente un suo articolo dell’edizione italiana della “Monthly Review”; segue un ampio commento di Enzo Modugno, curatore dell'edizione italiana della rivista, che mette in luce gli elementi di attualità dell’analisi di Sweezy. Modugno sottolinea particolarmente il ruolo delle spese militari nell'impedire le depressioni del sistema capitalistico. Si deve a Rosa Luxemburg la scoperta di questa funzione economica del militarismo, che consiste nel sostegno alla domanda assicurato dalle spese militari. E’ compito dell’attuale movimento antimilitarista riscoprire questo tema, che oggi la sinistra, anche quella che si dice luxemburghiana, ignora. Se si considera il militarismo soltanto come strumento di dominio politico, si può sperare in arbitrati, conferenze di pace, interessamento di politici che si dichiarano pacifisti, senza considerare il nesso organico tra militarismo e capitalismo. Approfondendo questo pensiero critico Sweezy ha contribuito alla comprensione del funzionamento del sistema economico Usa nel ‘900.

Dossier
Clima, energia, ambiente
Critica dello sviluppo capitalistico

A cura di Angelo Baracca


Introduzione: Angelo Baracca, Il collasso ambientale e la barbarie prossima ventura
La crisi ambientale globale è il riflesso di un imbarbarimento della società mondiale e dei rapporti internazionali, accentuato dalla progressiva penuria delle risorse naturali fondamentali (prime fra tutte i combustibili fossili, ma anche risorse primarie vitali come l’acqua). È oggi più che mai necessario rivedere radicalmente, e rovesciare, il concetto di sviluppo, inteso in termini economici, e che ha come altra faccia della medaglia il sottosviluppo e lo sfruttamento sfrenato del Sud del mondo. Non è più possibile una crescita ulteriore del consumo di risorse. È necessario un cambiamento radicale dei nostri stili di vita, che ristabilisca un rapporto equilibrato con la natura. Ciò implica anche una critica serrata del concetto di progresso tecnico scientifico, giacché esso non ha affatto liberato l’umanità ed ha contribuito ad accrescere le contraddizioni.


Roberto Aniballi, Massimo Zucchetti , Il Vertice Mondiale sul Clima a Milano (dicembre 2003) e il Protocollo di Kyoto
L’articolo è un resoconto della Nona Conferenza delle parti (COP9), tenutasi a Milano nel dicembre 2003, sulle politiche da perseguire, le strategie da adottare e gli accordi da sottoscrivere per ridurre l'impatto ambientale delle proprie azioni nel rispetto della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. Il protocollo di Kyoto non è entrato in vigore, ma alcuni risultati positivi sono stati comunque conseguiti. In appendice, è riportata una breve storia e descrizione del Protocollo.


Simone Spiller, Massimo Zucchetti, L’evoluzione futura del clima nel mondo e in Italia
L’articolo chiarisce quali sono le cause delle variazioni climatiche attualmente in atto nel pianeta: esse sono di origine antropica, dovute cioè alle emissioni atmosferiche delle attività umane.
Successivamente, utilizza un modello per tratteggiare la futura evoluzione del clima nel secolo attuale, sia per il mondo nel suo insieme, sia per l’Italia. Le conclusioni vengono principalmente lasciate al lettore, aggiungendo soltanto alcune riflessioni. La drastica riduzione delle attività umane dannose per l'ambiente, incluse quelle industriali e la produzione di energia, appare l'unica risposta possibile allo stato dei fatti. La riduzione dell’impatto ambientale non va più soltanto intesa come un "aumento dell'efficienza" finalizzato a mantenere vivo il mito della "crescita infinita", ma invece come una ragionata e consapevole rinuncia collettiva ad un modello di sviluppo energivoro ed a senso unico, basato sull'idea divenuta dominante, ma che ora è smentita dai fatti, di identificare "il progresso" con una influenza in perenne crescita - sempre e nonostante tutto - dell'uomo sul pianeta, con una Terra abbastanza grande da sopportare e diluire qualunque insulto. I fatti dimostrano il contrario, e poiché la diseguaglianza e lo squilibrio sono insite e sono risultato di questo modello, sono le aree del pianeta responsabili di questi insulti che debbono ed hanno il potere per porvi rimedio.


Angelo Baracca, Irrazionalità del modello nucleare
Di fronte alle crescenti pressioni, più o meno velate, di ripresa del nucleare, si analizzano in tutta generalità le caratteristiche strutturali di questa tecnologia, a partire dal legame indissolubile e ambiguo con la tecnologia militare (da cui deriva anche una differenza di fondo tra i sistemi di produzione della Francia e degli Stati Uniti), la complessità e rigidità, il controllo sul territorio, le scorie, il rifiuto delle popolazioni, nonché il suo sfruttamento assurdo dal punto di vista termodinamico, e le contraddizioni dei modelli sociali che l’adottano e che dimostrano la pretestuosità dei vantaggi che le vengono attribuiti. Si analizza poi il fallimento dei progetti nucleari italiani, che pure hanno lasciato una pesante eredità in termini di scorie radioattive e di decommissioning delle vecchie centrali, mentre sono state frettolosamente smantellate tutte le competenze che si erano accumulate, lasciando il nostro paese completamente sguarnito, per cui la riproposizione di nuove avventure nucleari appare oggi, oltre che inutile, una vera follia.


Franco Marenco, EmilioMartinis, Massimo Zucchetti, Energia: una crescita insostenibile
Il modello di sviluppo capitalistico richiede una continua crescita della domanda di energia, necessaria per il funzionamento delle industrie, per i trasporti, per i servizi, per l'agricoltura e per fornire i comfort domestici. Ma l'energia non può essere prodotta dal nulla: essa può solo essere ricavata da un certo numero di fonti, quali i combustibili fossili, le centrali nucleari, e le fonti rinnovabili. Ciascuna fonte presenta dei punti di forza e dei punti di debolezza, che verranno brevemente analizzati in questo articolo.
Il dato complessivo che emerge è l'impossibilità di sostenere l'attuale crescita della domanda energetica, a meno di accettare un drastico impoverimento dell'ambiente (riscaldamento globale, emissione di inquinanti, deturpazione del paesaggio, scorie tossiche e radioattive, ecc.). Tale situazione è tanto più critica se si tiene conto delle forti ineguaglianze che esistono a livello mondiale nell'accesso all'energia, e delle forti tensioni internazionali causate dal progressivo esaurimento di talune fonti.
Secondo alcuni osservatori, la soluzione del problema energetico verrà trovata grazie agli sforzi per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, l'introduzione dei veicoli a idrogeno e il risparmio energetico. Tuttavia, nell'articolo mostreremo che tali sforzi sono del tutto insufficienti se la comunità mondiale non è in grado di cambiare paradigma, in particolare rinunciando all'obiettivo della crescita economica continua.


Luca Nencini, Miti e realtà dell’economia all’idrogeno
Abstract Da un paio d’anni i grandi mezzi di informazione pubblicano previsioni di sconcertante ottimismo sul prossimo avvento della nuova, affluente “economia all’idrogeno”, caratterizzata da un’assoluta compatibilità ecologica. Un’analisi più attenta di queste argomentazioni svela invece gravi inesattezze scientifiche, la sottovalutazione degli ostacoli tecnologici e soprattutto una grossolana esagerazione nella stima delle future disponibilità energetiche. Come si cerca di dimostrare in quest’articolo, la vera ragione che spinge governi e multinazionali ad investire nelle ricerche sulle applicazioni dell’idrogeno è la speranza che questo gas possa facilitare, nei prossimi decenni, la sostituzione degli idrocarburi, in via di esaurimento, con fonti energetiche ancora più inquinanti, come il carbone e una nuova generazione di reattori nucleari. Infine non è da escludere che in un futuro più lontano l’idrogeno possa trovare applicazione come vettore per l’energia proveniente dalle fonti rinnovabili del sud del mondo, dando vita a una nuova forma di sfruttamento coloniale.


Luigi Cortesi, A proposito di storia ed ecologia
La storia ecologica del XX secolo di John McNeill, Something New Under the Sun. An Environmental History of the Twentieth-Century World, pone giustamente il problema di una reciproca integrazione di storia ed ecologia, e la sua imponente ricerca presenta risultati parziali di notevole importanza. La storia generale delsecoo ne esce grandemente arricchita. Tuttavia il principio avalutativo praticato dall’autore gli impedisce di sollevare il discorso al concetto generale di modo di produzione. Sulla base dell’interpretazione della “rivoluzione verde” e della “golden age” della seconda metà del secolo la nota critica le “conclusioni politicamanet flebili, e perfino irresponsabilmente conservatrici” dello storico americano.



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