Rivista quadrimestrale interdisciplinare
fondata nel 1989
GIANO. PACE AMBIENTE PROBLEMI GLOBALI
 
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  “Giano.Pace ambiente problemi globali” n. 47– settembre 2004

 

EUROPA E ZEUS. UN DOSSIER TRANSATLANTICO

Tra i miti classici ce n’è uno – ripreso nelle Metamorfosi di Ovidio – ma ricorrente in varie versioni – che rappresenta il potente Zeus in forma di bianchissimo toro tentare la formosa Europa dai candidi veli, ed essere da lei ammirato, accarezzato con la mano virginea e ambiguamente sollecitato, infine montato sulla morbida groppa e forse spronato alla corsa. Il mito si sdoppia in due principali esiti della situazione: una nuova trasformazione di Zeus in aquila, seguita da violenza e morte, e un amplesso consensuale, bello quanto potevano la varie asimmetrie. E dunque: fu quello di Zeus ratto, o accettata seduzione? Fu quella d’Europa innocente lusinga, o ella partecipava degli “spiriti animali” del quadrupede?
“Giano”, dio romano alla sua volta bifronte, presenta tesi e ipotesi che vanno dall’una altra interpretazione .Prevalgono, nel rapporto tra Europa e lo Zeus americano, la menzogna e il conflitto, oppure la comune natura capitalistica? E questa può, come sempre nella storia tra i soggetti dell’imperialismo e tra gli stessi Stati europei, dar luogo a forme estreme di rivalità? Oppure si risolverà in conflitto concorrenziale, con fasi dialettiche concordate, sulla base di una “equa” compartecipazione alla gestione del mondo “terzo”, e in particolare delle risorse energetiche delle quali il “modello” euro-americano ha comunque bisogno?
Le varie discussioni interne sono state sensibili a questi e ad altri interrogativi, tutti molto evidenti negli articoli che presentiamo, dal cui complesso risulta comunque l’attuale sproporzione tra lo stato di fluidità incoerente dell’Unione Europea e la maggiore compattezza degli Usa. Gli elementi informativi fornitici da Gordon Poole nell’articolo di apertura chiariscono la falsa alternativa della sfida elettorale in corso, ma possono anche essere letti comparativamente: là c’è una classe politica con possibilità di ricambio organico, di contro alla totale mancanza di una “classe politica” europea, per non parlare del suo ricambio. Il tema “transatlantico”, che ha già avuto spazio nella nostra rivista; ne avrà ancor più in futuro, compresi gli opportuni approfondimenti storici.
Del presente numero vogliamo intanto segnalare altri scritti di grande interesse: le Analisi dedicate agli Stati dell’ex-Urss (Panaccione), all’India (Imbriani) e alla Siria (Silvia Rossi) e i due contributi al già edito (n.46) dossier Clima, energia, ambiente, curato da Angelo Baracca, che avrà ulteriori seguiti nei prossimi fascicoli.

 


Gordon Poole   Introduzione alle elezioni in Usa: Bush, Kerry e i candidati “terzi”
QUADRANTE  
EUROPA E ZEUS. UN DOSSIER TRANSATLANTICO
   
Domenico Di Fiore   Tra vecchi nazionalismi, pressioni Usa, classismo dei potenti: quale Europa?
Gabriele Garibaldi   La “nuova” Unione Europea: i dubbi e le “certezze”
Marco Piccioni   Il conflitto tra Europa e Stati Uniti sul controllo delle risorse energetiche
Enrico Maria Massucci   Europa, convitato di pietra della “comunità internazionale”
Patrizia Zanelli   L’Europa vista dal mondo arabo
Gaetano Arfè   Un europa semz'anima: un federalismo incompiuto e deformato a cura di Fabio Gentile
Strumenti   Dall’Oece all’Euro. Cronologia 1948-2004 a cura di G. Garibaldi
Alexander Höbel   L’evoluzione della strategia dell’imperialismo Usa (1991-2003)
Antonio Gambino   La “dottrina” statunitense: una guerra perpetua contro i “non schiavi”
   
Corsivo   “Strategia della tensione mediatica” (l.c.)
Archivio   Angelo Panebianco, Quali che siano stati, regolarmente
ANALISI   
Andrea Panaccione   Una rete di interdipendenze storiche. Russia ed ex-Urss nel nuovo disordine mondiale
Angelo Michele Imbriani   “Shining India”: una “terza via” socialdemocratica?
Silvia Rossi   La Siria nel disegno mediorientale degli Stati Uniti
 
CLIMA, ENERGIA, AMBIENTE
Critica dello sviluppo capitalistico (II°)
dossier a cura di Angelo Baracca
Emilio Del Giudice   Il problema dell’energia alla luce di alcuni recenti sviluppi scientifici
Michele Paolini   La concezione tragica della crescita
Corsivo    Vittorio Sartogo, Acerra, e non solo
   
Vita di “Giano”   Contro la guerra e il terrorismo, per le compagne sequestrate
Lettere a “Giano”   Darko Suvin, Sulla “invenzione” dello Stato jugoslavo;
Luigi Bonanate, Risposta al prof. Suvin
LIBRI  
 
 
Recensioni   Aronowitz – Gautney (eds.), Implicating Empire (F. Marcelli); I. Masulli, Welfare (M. Meriggi)
Segnalazioni   a cura di Luigi Cortesi, Domenico Di Fiore, Vincenzo Pugliano, Silvio Silvestri, Ireneo Vladimiri, Brigitta Gruber.
 
English Summaries   
 


Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero:
Giacomo Cortesi, Claudio Del Bello, Sergio Licuti, Sarah Nicholson, Vincenzo Pugliano, Silvio Silvestri, Elisabetta Tuccinardi, Ireneo Vladimiri


SOMMARI DEL N. 47 DI "GIANO", settembre 2004

EUROPA E ZEUS. UN DOSSIER TRANSATLANTICO


Gordon Poole   Introduzione alle elezioni in Usa: Bush, Kerry e i candidati “terzi”

E’ un’accurata analisi dei programmi elettorali dei due principali candidati e dei “terzi incomodi” Nader e Kerry. Scritta alla vigilia delle votazioni, essa non è né neutrale, né equidistante. Votano Bush le grandi organizzazione di affari legate agli armamenti e al petrolio; vota Kerry Wall Street. I reali interessi del popolo statunitense, i problemi guerra/ pace e ambiente, la ricerca politica dei grandi intellettuali della sinistra sarebbero rimossi in partenza dal dibattito elettorale se non ci fosse la presenza, sia pur minoritaria, di Ralph Nader e di David Cobb. Mentre la sinistra appare divisa tra l’appoggio a Kerry in posizione subordinata e il voto ai “terzi”, è certo che per merito di questi qualcosa trapela sui media di quei grandi problemi. Profondamente interno al travaglio della scelta, lo stesso Poole ha partecipato con numerosi interventi alle intense discussioni in proposito.

QUADRANTE. EUROPA E ZEUS. UN DOSSIER TRANSATLANTICO

Domenico Di Fiore, Tra vecchi nazionalismi, pressioni Usa, classismo dei potenti: quale Europa?

L’ambiguità è un dato costitutivo della costruzione europea, da qualsiasi angolo visuale la si osservi. Sin dai suoi esordi rimbalzavano le più diverse opposizioni, destinate a rimanere senza univoche risposte: Europa “dei mercanti” o “dei banchieri”? Europa “carolingia” o “germanocentrica”? Europa laica o confessionale? Europa degli stati nazionali o Europa federale? Europa atlantica o Europa continentale? Ma soprattutto: Europa dei popoli o delle élites? Il Trattato di Maastricht fa decisamente pendere la bilancia su queste ultime. Il no alla guerra di Francia e Germania, nucleo forte d’Europa, è invece in sintonia con la sua popolazione. E tuttavia non si possono separare i termini del binomio guerra-neoliberismo: c’è tra essi un rapporto biunivoco che nessuna sensibilità pacifista può recidere se non andando alla radice delle politiche che li generano. Non possiamo evidentemente aspettarci tanto da Chirac e Schröder o da qualche redivivo triciclista. L’unica forza attiva che ha individuato con chiarezza quel nesso, rigettando entrambi i suoi termini, è a tutt’oggi il “movimento dei movimenti”, la cui pratica – specie della sua articolazione italiana – può costituire un ‘modello’ per la costruzione di un’ “altra Europa”.

Gabriele Garibaldi,  La “nuova” Unione Europea: i dubbi e le “certezze”

Il 1° maggio 2004 ha visto l’ingresso di dieci nuovi Stati nella UE, i cui membri hanno raggiunto il numero di venticinque. All’ultimo Consiglio Europeo i Venticinque hanno trovato l’accordo sul testo della Costituzione (saltato al precedente incontro di dicembre). La débacle di un ulteriore rinvio è stata evitata, ma le sorti dello strascicato processo di integrazione saranno decise dall’esito del procedimento di ratifica del trattato costituzionale da parte di tutti i membri. La partita si annuncia molto difficile e incerta -complice il sentimento di disinteresse/disillusione manifestato un po’ in tutti i Paesi e particolarmente nei nuovi membri in occasione delle recenti elezioni del Parlamento Europeo- e potrebbe far segnare la definitiva vittoria degli “euroscettici” intesi principalmente in senso filoatlantico (Gran Bretagna e associati) ma non solo (la Francia). Ciò scatenerebbe un terremoto nel processo iniziato a Maastricht e imporrebbe una revisione della costruzione comunitaria che condizionerà l’Europa del 21esimo secolo. In sostanza la UE è a un bivio e, mentre tribola sottoposta a contrapposte visioni e interessi nazionali, ha l’unica “certezza” della capacità di influenza statunitense sulla sua nascente -da più di dieci anni!- Politica Estera e di Sicurezza Comune per il tramite della Nato in via di ridefinizione ed espansione a Est.
Nella stessa sezione di questo numero, G. Garibaldi propone una cronologia dell’europeismo che ne ricostruisce minuziosamente le varie fasi, fino al recente enlargement


Marco Piccioni, Il conflitto tra Europa e Stati Uniti sul controllo delle risorse energetiche Enrico

L’a. intende per Europa, soprattutto il blocco centrale raccolto intorno alla Francia e alla Germania, perché questi paesi “sono” gli unici in grado di spingere l’Unione europea verso una maggior compattezza interna e una maggiore autonomia dagli Usa. Egli dimostra poi che, mentre nel lungo periodo del confronto con l’Unione sovietica gli Usa erano interessati a sostenere la crescita europea, ora essi la vogliono frenare e soffocare. L’esclusione dell’Europa dalle aeree petrolifere. Dapprima ottenuta con mezzi economici e politici, viene ora conseguita anche con mezzi militari. È questa la chiave in cui intendere la rivalità politica ed economica tra le due sponde dell’Atlantico. Nessun serio mutamento possono portare a questa situazione eventuali alternanze di governo in Usa e in Europa. Cambiamenti veri e propri possono venire soltanto da conflitti sociali capaci di rinnovare i livelli istituzionali.


Maria Massucci, Europa, convitato di pietra della “comunità internazionale”

Partendo dall’approvazione della risoluzione 1546 da parte del Consiglio di Sicurezza, Massucci parla di “stato semi agonico” dell’Onu e della “luce particolare” che la risoluzione stessa getta sulla politica dell’Unione europea . Quella che egli giudica una “brusca discontinuità” nella condotta di Francia, Germania e Spagna ubbidisce ad una logica di realpolitik che non può non radicalizzare gli orientamenti antioccidentali degli iracheni. Al di là di questo si pone comunque il problema cruciale del ruolo dell’Europa nella fase storica della “guerra infinita” americana.. Quanto di positivo è stato capitalizzato al momento dell’aggressione Usa è stato dissipato, e può andare definitivamente perduto, se l’Unione non acquisterà finalmente un’identità giuridica e politica di “attore autonomo” sulla scena internazionale.

Patrizia Zanelli   L’Europa vista dal mondo arabo



Gaetano Arfè   Un europa semz'anima: un federalismo incompiuto e deformato a cura di Fabio Gentile

L’ intervista a Gaetano Arfè sul tema “Europa e America: identità a confronto” costituisce un tentativo di stimolare il dibattito sulla condizione dell’Europa all’inizio del nuovo millennio. Da oltre quarant’anni gli europei prendono parte a un grande progetto d’integrazione economica e politica che, associato al trattato di Maastricht, costituisce il passo fondamentale verso la creazione dello Stato federale in Europa. E tuttavia, questo processo d’integrazione si rivela giorno dopo giorno un soggetto politico privo di un’adeguata intelaiatura teorico-costituzionale e come tale incapace di porsi quale modello ispiratore di un nuovo assetto planetario democratico, multilaterale e policentrico, alternativo all’imperialismo globale statunitense.
Servendosi di un’analisi storico-comparativa Arfè delinea lucidamente le diverse tappe storiche dell’Unione europea, a partire dall’idea d’Europa che si sviluppa nel clima ideologico e politico della seconda guerra mondiale e della Resistenza al nazifascismo, passando poi agli scenari della“guerra fredda”, per arrivare infine ai recenti allargamenti nell’Europa orientale.
Ne deriva un quadro storico e culturale denso e articolato, in cui il rigore analitico dello storico si intreccia con le passioni e i ricordi del “militante” socialista.
La conclusione dello studioso è che l’Europa unita deve ripartire dal recupero dell’antifascismo europeistico e federalistico maturato nel clima della Resistenza al nazifascismo. Su questa base di valori storici e culturali si può iniziare a pensare una federazione di popoli europei liberi e impegnati a costruire un ordine mondiale di pace e di giustizia.


Alexander Höbel   L’evoluzione della strategia dell’imperialismo Usa (1991-2003)

La revisione della “dottrina strategica” degli Stati Uniti d’America non è un effetto dell’11 settembre, ma ha inizio con la vittoria della guerra fredda e la dissoluzione del blocco sovietico. Tale evento ha dato il via all’elaborazione strategica per un “nuovo secolo americano”, finalizzata alla costruzione di un dominio imperialistico globale. L’analisi dei documenti ufficiali dell’Amministrazione USA, del Pentagono e di importanti think-thank come il PNAC – principale punto di raccolta dei “neoconservatori” americani – lo dimostra.
La tendenza all’unilateralismo, l’obiettivo di costruire un mondo unipolare e di ostacolare in ogni modo l’ascesa di potenziali competitori strategici (Unione Europea, ma anche Cina e Russia) stabilendo in particolare una presenza egemone nelle regioni più ricche di risorse energetiche (il Golfo persico e l’Asia centrale), la teorizzazione della “guerra preventiva”, sono proclamati a chiare lettere dai maggiori esponenti delle varie Amministrazioni e dell’establishment reazionario USA. In questo quadro – come le precise sollecitazioni del PNAC confermano – si collocano il “Big Game” per l’Asia centrale e le guerre contro Afghanistan e Iraq.
Tutto ciò peraltro si lega alla crisi strutturale dell’economia statunitense e ad uno spropositato consumo delle risorse mondiali, il che ripropone il nesso imperialismo-crisi-guerra, teorizzato da Lenin, in termini ancora più drammatici rispetto al secolo scorso. Da questo punto di vista, dunque, le nuove tendenze dell’imperialismo statunitense – con l’elaborazione strategica più che decennale che ne sono il retroterra teorico – costituiscono un grave pericolo per l’umanità.


Antonio Gambino   La “dottrina” statunitense: una guerra perpetua contro i “non schiavi”    



Corsivo
   “Strategia della tensione mediatica” (l.c.)



Archivio
   Angelo Panebianco, Quali che siano stati, regolarmente



ANALISI
    Andrea Panaccione   Una rete di interdipendenze storiche. Russia ed ex-Urss nel nuovo disordine mondiale

Il saggio – con il quale si inaugura la rubrica “L’analisi” – riprende e sviluppa scritti precedenti dell’autore pubblicati su “Giano” . Vengono indicate, da un lato gli sviluppi della situazione interna russa, caratterizzata dal mancato sviluppo della democrazia, e dall’altro le linee fondamentali della politica estera di Putin. Attraverso un esame conciso, ma articolato delle diverse situazioni della Federazione russa, Panaccione delinea un quadro delle difficoltà e dell’alternanza di pulsioni aggressive e difensive – in particolare da pressioni esterne americane –, che la politica russa mette in opera per conservare le posizioni esistenti, messe a repentaglio da varie pressioni esterne. In una realtà ancora caratterizzata dai consistenti elementi storici di interdipendenza tra le varie parti della vecchia formazione imperiale russa e della stessa Unione Sovietica, le condizioni di tensione che vengono rilevate rischiano di approfondire i conflitti in corso e denunciano comunque la scarsa capacità egemonica della Russia odierna

Angelo Michele Imbriani   “Shining India”: una “terza via” socialdemocratica?

L'improvvisa rinuncia di Sonia Gandhi a guidare il nuovo governo indiano, dopo le elezioni che hanno segnato il ritorno al potere del Partito del Congresso, in maggio, non è dipesa dall'offensiva scatenata contro la "straniera" dal nazionalismo indù, ma piuttosto dalla allarmata reazione dei mercati alla prospettiva di un governo vincolato all'appoggio decisivo dei comunisti. A rassicurare i grandi poteri economici internazionali, è stato chiamato alla guida del paese l'economista Singh, protagonista, fin dal 1991, della prima fase delle riforme neoliberiste, che hanno consentito, negli ultimi anni, a quegli stessi potentati economici di penetrare massicciamente nell'enorme mercato indiano e di impadronirsi di interi settori produttivi. Il "Programma minimo comune", evidenziando la dialettica tra il Centro e la Sinistra, mostra, però, che la situazione resta aperta. La domanda, cruciale e non solo per le sorti dell'India, è allora questa: esiste la possibilità che un singolo paese, sia pure delle dimensioni dell’India, possa sottrarsi all’ordine ferreo del FMI e della Banca Mondiale, pur rimanendo nel sistema capitalistico? Se questa possibilità non esiste, allora o assisteremo alla piena normalizzazione della situazione indiana; oppure assisteremo alla prima seria rottura dell’ordine vigente.

Silvia Rossi   La Siria nel disegno mediorientale degli Stati Uniti

Il piano statunitense del Great Middle East ufficialmente mira a sostenere l’evoluzione democratica nella regione mediorientale. Ma la promulgazione di sanzioni economiche contro Damasco e la scarsa attenzione di Washington ai segnali di apertura da parte siriana, dimostrano che i veri obiettivi sono altri: la modifica della mappa strategica mediorientale sulla base degli interessi di Washington e l’eliminazione di qualsiasi opposizione all’istituzione di un protettorato Usa in Iraq. In questo quadro, il ridimensionamento del ruolo regionale della Siria e la ridefinizione della sua posizione in Libano è essenziale. Lo strumento principale di pressione verso la Siria è la politica aggressiva di Israele che allude apertamente alla possibilità di un conflitto militare, motivato dell’appoggio siriano al movimento Hezbollah e al contenzioso irrisolto sulle alture del Golan. L’autrice evidenzia inoltre come sia assente una politica europea autonoma nei rapporti con la Siria e come, nel complesso, le posizioni dell’Ue nell’area mediorientali risultino subordinate a quella di Washington.

CLIMA, ENERGIA, AMBIENTE
Critica dello sviluppo capitalistico (II°)

dossier a cura di Angelo Baracca

Emilio Del Giudice   Il problema dell’energia alla luce di alcuni recenti sviluppi scientifici

Il problema della determinazione del fabbisogno di energia è riesaminato alla luce di alcuni recenti sviluppi scientifici, che includono la teoria della coerenza elettrodinamica della materia e la scoperta della “fusione fredda”. E’ sottolineato come l’adozione del paradigma della coerenza elettrodinamica consenta grandi riduzioni del fabbisogno energetico a parità di bisogni soddisfatti inoltre la fusione fredda consente di ottenere la più alta densità di potenza fra tutte le fonti di energia conosciute.

Michele Paolini   La concezione tragica della crescita

Il petrolio è risorsa non rinnovabile. Un senso di finitezza originaria caratterizza tutta la vicenda petrolifera dai suoi inizi e le imprime un importante risvolto: la percezione prolungata e mai risolta di una catastrofe imminente del sistema, con declinazioni apocalittiche di diverso genere, e una fondamentale tendenza alla reazione aggressiva di fronte alla paura, tipica degli Stati e dei governi capitalistici, tenuti sotto pressione dalla paura di un black-out finale e apocalittico. Ciò ha radicato nel pensiero dei responsabili politici ed economici l’idea che la crescita economica proceda fatalmente attraverso una riduzione graduale del futuro. L’accumulazione capitalistica avanza contromano lungo la sua stessa prospettiva. È avanzamento verso un punto in cui sarà concepibile soltanto la sua assenza.

Corsivo    Vittorio Sartogo, Acerra, e non solo

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