Rivista quadrimestrale interdisciplinare
fondata nel 1989
GIANO. PACE AMBIENTE PROBLEMI GLOBALI
 
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Articolo pubblicato sul numero 48 di "Giano. Pace ambiente problemi globali", gennaio 2005

Il terrorismo è figlio dalla guerra

“La guerriglia non è terrorismo” – sentenzia una giudice milanese (titolo del “Corriere della sera” , 25 gennaio). Grandi meraviglie e indignazioni rituali a destra e al centro; e perplessità anche a sinistra, dove alla schiera dei pentiti e abiurati si è aggiunto chi ha sposato una categoria di “nonviolenza” del tutto rispettabile nel contesto del pacifismo generico, generosamente apotropaica, ma pertinente più alle virtù teologali (dove potrebbe ben figurare come quarta) che al realismo al quale è tenuto chi lotta contro la guerra, specialmente quando si richiama alle tradizioni internazionaliste del movimento operaio e socialista, nonchè all’antifascismo militante e alla Resistenza.
Ma che è guerriglia, e che è terrorismo? Nella grande confusione semantica si sconta quella carenza di analisi della violenza che già veniva rilevata e lamentata da Hannah Arendt; un’analisi previa ad ogni posizione che si voglia prendere in una materia tanto dolente e che deve riguardare la natura, i soggetti, i mali, i contesti storici e sociali, la tipologia per arrivare – se possibile – alle fonti.
La storia ci suggerisce che la guerriglia sia in linea di principio la legittima risposta ad una condizione di oppressione e di sofferenza sociale palese; e che terrorismo possa essere una delle forme che le guerriglie storiche hanno usato per colmare le asimmetrie evidenti, ma che appartiene più propriamente al potere e alla sua perpetuazione. Fra il terrorismo di guerriglia o antisistema e il terrorismo del potere possono esservi intrecci sotterranei, apparentemente paradossali, ma non tanto impenetrabili se si pensa alle vicende italiane della strategia della tensione e degli “anni di piombo”, oppure alla terza delle Twin Towers, che è quella immateriale delle menzogne e dei ragionevoli dubbi sul crollo delle prime due.
Ma il terrorismo appartiene specialmente e peculiarmente alla guerra tra gli Stati quando essa si rovescia sulle società assumendo le forme più mostruose. Il bombardamento di popolazioni civili messo in atto nella seconda guerra mondiale e largamente praticato dagli americani anche dopo di essa (dal Vietnam all’Iraq) è qualificato nel linguaggio comune come terroristico. E forse la parola è insufficiente a definire Hiroshima, e il possesso da parte di maggiori o minori Potenze di ordigni nucleari. È la guerra tra gli Stati, non il terrorismo, la matrice della violenza maggiore e dei rischi di umanicidio; matrice del terrorismo stesso, in tutte le sue forme.
Le incertezze e gli sbandamenti su tutta questa materia segnalano la necessità che essa sia affrontata con rigore e responsabilità, senza alcuna concessione ad un “buonismo” convenzionale, ma in discussione aperta con tutte le posizioni e le elaborazioni – che a questi propositi trasudano la sofferenza di millenni di storia, e il sangue di una contemporaneità crudele. (silvio silvestri).





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