Rivista quadrimestrale interdisciplinare
fondata nel 1989
GIANO. PACE AMBIENTE PROBLEMI GLOBALI
 
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    “Giano.Pace ambiente problemi globali” n. 55 - gennaio 2007

 



Guerra

L’inverno 2006-sarà ricordato dalle prossime generazioni perché il suo andamento fortemente irregolare e il moltiplicarsi dei segni ambientali funesti ha finalmente determinato perlomeno la dichiarazione dell’emergenza Terra. Nel giro di pochi giorni, tra gennaio e febbraio, la Commissione dell’Unione Europea per l’ambiente e l’Intergovernmental Panel on Climate Change hanno iniziato quella che potrà essere una rivoluzione culturale decisiva per le sorti dell’Uomo. Ne sono parti integranti la denuncia del trend ambientale catastrofico e il riconoscimento che esso è dovuto al malgoverno delle attività umane. Cose che l’ecologia e i filoni di ricerca connessi ripetono da quasi mezzo secolo, che l’esperienza diretta e le inquietudini del subconscio sociale già avevano registrato, ma che il ceto politico della comunità internazionale e della globalizzazione hanno fino a ieri negato, che le corporations mirano a falsificare e che, d’accordo con loro, George W. Bush ha sistematicamente censurato. Il fronte dell’umanicidio è potente, e non c’è da farsi frettolose illusioni, ma sembra che qualcosa stia cambiando nel rapporto di forze.
“Giano” è da vent’anni nella prima linea degli “apocalittici consapevoli”e anche in questo numero, caratterizzato da una densa sezione intitolata alla Guerra, è presente l’intreccio dei due massimi problemi; del resto, lo Stato più inquinatore è anche la maggior fonte di guerra del nostro tempo. Lo sviluppo del dossier va, con voci e accenti diversi, dai grandi problemi teorici ai caratteri della situazione attuale. Dopo un ragionamento introduttivo di carattere generale (L. Cortesi), intervengono da angolature diverse U. Nobile (da Clausewitz al rischio nucleare), E.M. Massucci (il 1914 come “passato che non passa”), D. Suvin (sulle cosiddette “nuove guerre”), L. Bonanate (guerra e democrazia), Anna Sabatini Scalmati (coinvolgimenti psichici e regressivi), V. Sartogo (il vulnus ambientale). L’ultima parte del dossier (M. Zucchetti, G. Garibaldi) è dedicata alla continua proliferazione orizzontale ma soprattutto verticale degli armamenti nucleari e spaziali, i cui effetti di estremizzazione del rischio sono rappresentati dall’avanzamento delle lancette del Doomsday Clock a 5 minuti alla mezzanotte.
Degli altri articoli si segnalano particolarmente quelli di D. Di Fiore (sui compromessi del governo italiano in politica estera), di A. Triulzi (Somalia), Farian Sabahi (Iran) e Suzanne Cowan ( i soldati americani come “combattenti involontari”). Richiami e approfondimenti ai problemi del pacifismo in relazione alle attuali
questioni internazionali, e in particolare alle basi Usa di Vicenza e Aviano sono presenti negli scritti di Peyretti, Tissino, Cortesi, Di Fiore.



B

DOSSIER
GUERRA

Premessa. Luigi Cortesi   Definire la guerra per definire i compiti del pacifismo
Michele Nobile   Clausewitz e la guerra moderna: “tendenza all’estremo” e rischio nucleare
Enrico Maria Massucci   1914, il passato che non passa
Darko Suvin   Sulle “nuove guerre” identitario-territoriali
Luigi Bonanate   Guerra, democrazia, pax democratica
Anna Sabatini Scalmati   Psiche in guerra. Regressione e “principio responsabilità”
Vittorio Sartogo   , La guerra contro la natura
Massimo Zucchetti   L’arsenale atomico mondiale e la situazione in Asia
Gabriele Garibaldi   Lo spazio “arruolato” dai war planners
BAS   "Doomsday Clock" moves two minutes closer to midnight
 Giorgio Nebbia  Un’iniziativa di ex governanti statunitensi e sovietici per il disarmo nucleare totale


Quadrante

Domenico Di Fiore    Da Beirut a Vicenza. Un passo avanti, due indietro
Alessandro Triulzi   Somalia, nuovo fronte della guerra antislamica
Farian Sabahi   Iran in difficoltà dopo il voto del Consiglio di Sicurezza
Suzanne Cowan   Crisi del reclutamento e combattenti involontari. I soldati americani nella “guerra al terrorismo”
Aldo Bernardini   La morte di Saddam Hussein: un’esecuzione barbara e illegale
Enrico Peyretti   Il pacifismo e la politica
Luigi Cortesi   La fine del mondo e lo stupro di Vicenza
Raffaele Nocera   Messico, una battuta d’arresto per la sinistra latinoamericana
Archivio   Un tic mentale a via Solferino
Testimonianze   Tiziano Tissino, Contro la base Usaf di Aviano: la storia, la lotta
Georges Adda, Per la liberazione della Palestina e il ritorno dei rifugiati
Postilla redazionale, Morris, Adda, Napolitano e il senso della misura (D.)

LIBRI    
   
Recensioni   Marcello Cini, Il supermarket di Prometeo (Vittorio Sartogo)
Segnalazioni   a cura di Bonagrazia da Bergamo, Luigi Cortesi, Giovanna Frisoli, Enrico Maria Massucci, Michele Paolini, Salvatore Proietti, Vincenzo Pugliano, Mario Ronchi, Amerigo Sallusti, Silvio Silvestri
    
English Summaries   
 


Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero:
Amanda Brown, Claudia Cimini, Giacomo Cortesi, Roberto Eco, Aliiv Miniic, Sarah Nicholson, Vincenzo Pugliano, Silvia Silvestri.


SOMMARI DEL N. 55 DI "GIANO", gennaio 2007

Guerra

Massimo Zucchetti, L’arsenale atomico mondiale e la situazione in Asia

La prima parte del lavoro fornisce dettagli di massima sull’entità dell’arsenale atomico mondiale, aggiornato al 2006, nonché del ritorno delle “guerre stellari” USA. Successivamente, l’articolo si incentra sulla situazione in Asia, ritenuta particolarmente critica per quanto riguarda la proliferazione nucleare. Dettagli su Cina, India, Pakistan, Iran, Israele, Corea del Nord, Corea del Sud e Giappone vanno a costituire un quadro preoccupante della situazione degli armamenti nucleari nell’area.


Gabriele Garibaldi, Lo spazio “arruolato” dai war – planners

L’amministrazione americana ha approvato il 31 agosto la nuova “Politica Spaziale degli Stati Uniti”, che va a sostituire quella varata da Clinton nel 1996. Il nuovo documento è caratterizzato da una linea più dura, in quanto enuncia la volontà di negare agli avversari l’accesso allo spazio, nel caso questi siano ritenuti avere intenzioni “ostili agli interessi degli Stati Uniti”. Le dieci pagine declassificate del documento, contenenti le linee guida e gli obiettivi della nuova politica, non proclamano l’armamento dello spazio, ma lasciano aperta la porta all’attuazione delle richieste in tal senso formulate nel corso degli ultimi dieci anni dagli strateghi militari, le quali sono state subito accolte da Donald Rumsfeld dal momento della sua nomina a Segretario alla Difesa nel 2001. Ma la nuova politica potrebbe rilevarsi controproducente per gli interessi degli stessi Stati Uniti.


Anna Sabatini Scalmati, Psiche in guerra. Regressione e “principio responsabilità”

Il saggio si divide in due parti. Nella prima si analizzano le fonti psicologhe della personalità e si illustrano i comportamenti regressivi che risospingono l’individuo ad uno stato relazionale arcaico. Nella seconda si descrive il cortocircuito che si stabilisce tra questa disposizione dell’essere umano e la politica dello Stato quando questo mobilita la violenza in funzione della repressione interna o della guerra tra le nazioni. Si avanza inoltre un modello etico che non differenzi la morale statuale da quella privata, ma veda come momento centrale la ricerca di una nuova etica della responsabilità.


Vittorio Sartogo, La guerra contro la natura

L’autore esamina il tema dei rapporti tra guerra e natura, concentrando l’attenzione sulla valenza che esso ha nell’odierna organizzazione del mondo, per l’urgenza di aprire un confronto sulle caratteristiche delle guerre moderne e sulla loro funzione, per meglio muoversi contro di esse. E’ noto che il numero dei morti nelle guerre successive alle due mondiali del secolo scorso ormai le supera, che gran parte di queste guerre sono originate dal nuovo imperialismo dell’Occidente, e in primis dagli Stati Uniti ma non solo, per accaparrarsi saperi, semi, fonti energetiche e materie prime ritenute necessarie al proprio sviluppo. Che molte altre di queste guerre e moltissime azioni di presunta sicurezza, o di lotta al terrorismo, in realtà assai simili alle guerre, sono originate da manomissioni di ecosistemi e da devastazioni ambientali che spingono intere popolazioni a conflitti e a morire sui loro territori o ad emigrare. In questo contesto, la cultura della pace, per porsi realmente come potenza antagonista, dovrebbe riuscire a dare risposta agli interrogativi tremendi che l’umanità si trova oggi di fronte. In modo che effettivamente il futuro non nasca dalla sopraffazione dell’altro e della natura ma, appunto, in equilibrio con essi. Il che significa forse il più profondo cambiamento, un vero e proprio passo evolutivo della natura umana, della sua cultura, delle forme del produrre e dell’abitare.


Domenico Di Fiore, Da Beirut a Vicenza, Un passo avanti, due indietro

Le mosse diplomatiche della Farnesina durante l’aggressione israeliana del Libano, insieme all’opportuna decisione di tirarsi fuori dall’Iraq, facevano sperare in una “discontinuità”; la politica estera del precedente governo di centrodestra era infatti prona ai voleri di Bush. Era stata fatta balenare la possibilità di una triplice richiesta – la revoca dell’accordo militare italo-israeliano, il ritiro delle nostre truppe dall’Afghanistan e la scontata, perché esplicitamente menzionata nel programma dell’Unione, ridiscussione delle servitù militari. Invece, già prima dell’indecorosa gestione del raddoppio della base americana di Vicenza, ci sono stati chiari segnali di una mai dismessa attitudine del “riformismo” a pensarsi come l’elemento in grado di fluidificare le situazioni di attrito. In soldoni: di sgombrare la strada dai ciottoli che intralciano il cammino della indisturbata riproduzione del capitale.


Enrico Maria Massucci, 1914, il passato che non passa

Oltre a quello di cesura profonda della e nella storia universale, alla Prima guerra mondiale va riconosciuto il carattere di evento fondativo del Novecento in tutti gli aspetti degenerativi da esso dispiegati in ogni ambito della vita. E a onta dei tentativi messi in atto dalle componenti più sensibili e avvertite del movimento operaio, che nell’opposizione alla guerra videro la conferma della natura distruttiva ed omicida del sistema capitalistico (di contro alle componenti moderate che vi vennero risucchiate, risultandone alle fine complici), essa si configura come vero e proprio “collo di bottiglia” della modernità borghese e verifica delle sue promesse di sviluppo e felicità.
La guerra costituì un laboratorio di esperienze inedite, culturali, esistenziali e antropologiche, nonché origine cruenta del nuovo arsenale politico del secolo, a partire dalle forme di irreggimentazione della società successivamente cristallizzate nel totalitarismo nazifascista.
Ma le conseguenze molteplici della “grande” guerra allungano in generale la loro ombra sinistra su tutte le forme della convivenza della contemporaneità, ove insediano elementi di contingenza, “apertura”, cronica instabilità, sociale, economica e politica, che ipotecano il futuro della civiltà sotto il segno della nevrotizzazione della vita e del rischio finale comune.


Farian Sabahi, Iran in difficoltà dopo il voto del Consiglio di Sicurezza

Non sarà un attacco militare americano o israeliano e nemmeno le sanzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU a portare la democrazia in Iran. Il tallone d’Achille della Repubblica islamica è, paradossalmente, la ricchezza petrolifera: l’Iran possiede il 10% delle riserve accertate d’oro nero ma - a causa dell’isolamento internazionale, delle prolungate sanzioni statunitensi e di una politica economica sbagliata - non ha le raffinerie necessarie a trasformare il petrolio in benzina. E quindi gli iraniani sono obbligati ad importare, a prezzi di mercato internazionale, il 40% della benzina necessaria sul mercato domestico. Di conseguenza, il nucleare a scopi civili è un’esigenza impellente. Washington lo sa e, imponendo sanzioni a Teheran con il pretesto che il programma nucleare potrebbe avere finalità militari, mette a rischio la sopravvivenza della Repubblica degli ayatollah.


Tiziano Tissino, La base Usaf di Aviano: la storia, la lotta

L’autore ripercorre la storia dell’aeroporto militare di Aviano in provincia di Pordenone, dalla sua inaugurazione nel 1911, agli sviluppi degli ultimi anni che ne fanno un’importante centro operativo Nato nell’Europa sud-orientale. Basta ricordare che fu il fulcro delle operazioni aeree durante la guerra alla ex Jugoslavia. Inoltre , è quasi cerca la presenza nella base di decine di ordigni nucleari. Fatto confermato dal “Bulletin of the Atomic Scientists” e dal rapporto U.S. Nuclear Weapons in Europe pubblicato dal National Resource Defence Council. L’opposizione alla presenza militare si rafforza proprio dopo la diffusione di tale notizia. La sezione italiana della International Association ol Lawyers Against Nuclear Arms ha intentato un’azione legale contro il governo Usa, perché la presenza delle atomiche ad Aviano è illegale, in quanto contrasta con gli impegni assunti nel Trattato di Non Proliferazione (Npt). L’udienza è stata rinviata al 23 marzo 2007, ma intorno all’azione giudiziaria c’è stata una forte mobilitazione popolare con la creazione del comitato “Via le bombe” che ha lo scopo di far crescere l’informazione e l’impegno intorno al tema del nucleare.


Darko Suvin, Le “nuove guerre” identitario-territoriali opp. Riflessioni sulle nuove guerre di (ri)territorializzazione

The "Introduction" of the article "On Reterritorializing Wars" asks: What may be the workable, embodied answers to the present stunted rationality of wars, the rule of megacompanies, bureaucracies, and armies? It presents an operative definition of war as a coherent sequence of conflicts, involving physical combats between large organized groups of people, that include the armed forces of at least one state, which aim to exercise political and economic control over a given territory. The bulk of the article then discusses, on the material of Kaldor's 1999 book on "New" wars, the hypothesis that these "reterritorializing wars" are a new species of the genus war, which add to the hidden economic and international enabling factors, still crucial for understanding, additional (horrible) modalities of primitive capitalist accumulation for new ruling classes, reaching for invented epistemologies of ethnicity. The final "Parting Considerations " touch upon war as a dominant of capitalism.


Giorgio Nebbia, Un’iniziativa di ex governanti statunitensi e sovietici per il disarmo nucleare totale

A conclusione del Dossier Guerra si da conto di documenti di grande importanza in materia di rischio nucleare. Il primo è il testo della dichiarazione con la quale il “Bullettin of Atomic Scientist” ha annunciato lo spostamento delle lancette del Doomsday Clock da sette a cinque minuti alla mezzanotte a partire dal 18 gennaio scorso. Di altri documenti da notizia Giorgio Nebbia. Si tratta delle lettere con le quali alcuni dirigenti “storici” della politica degli Usa (G. P. Shultz, W. Perry, H. Kissinger, S. Nunn) e dell’ex Unione Sovietica (M. Gorbaciov) hanno richiamato l’attenzione sul carattere ormai anacronistico delle armi nucleari, sul pericolo che di ordigni possa valersi il terrorismo internazionale e sulla necessità del disarmo nucleare totale. Giorgio Nebbia – esponente di grande prestigio della cultura scientifica e del pacifismo italiani – dà alle lettere pubblicate dal “Wall Street Journal” il valore di un appello rivolto anche all’Italia contro la presenza di ordigni atomici e di basi militari straniere sul territorio nazionale


Aldo Bernardini, La morte di Saddam Hussein: un’esecuzione barbara e illegale

Ufficio del diritto internazionale è la “regolazione minima” dei rapporti tra gli Stati, a pèrescindere dalla loro configurazione politica e dalla struttura interna economico-sociale; esso non prevede l’imposizione ab extra di quei regime changes che oggi si vorrebbero spacciare come legittima espansione della democrazia. Ma ogni principio giuridico viene violato dalle ingerenze e aggressioni imperialistiche e, nella fattispecie, dall’attuale politica degli Usa e dell’Occidente nel Medio Oriente. In questo quadro la crudele uccisione di Saddam Hussein rappresenta il punto più basso della tendenza all’imbarbarimento delle relazioni internazionali. La condizione giuridica cdell’Iraq è quella d’un paese che continua in forma di resistenza una guerra che gli è stata imposta; la sua occupazione militare resta occupazione bellica, che si è dotata di un contrafforte interno pseudo-governativo del genere Quisling. La condanna a morte del presidente iracheno è stata intesa allo scopo non di fare giustizia delle sue malefatte, ma di nascondere delitti e stragi ancora più grandi, eseguiti o incoraggiati dagli Usa, dei quali egli era perfettamente a conoscenza.


Alessandro Triulzi, Somalia, nuovo fronte della guerra antislamica

L’invasione etiopica della Somalia è stata accompagnata quasi esclusivamente da comunicati ufficiali e flashes di agenzia, ; quasi assenti invece i commenti critici e le analisi approfondite. Proponendosi anche di spiegare le reticenze dei media, l’a. esamina il contesto storico-politico dei fatti. Lo sfascio del paese risale all’intervento “umanitario” degli Usa – poi anche Onu – negli anni ’90 e al successivo fallimento di una soluzione diplomatica. Il governo somalo poi costituitosi con l’appoggio americano e italiano è gradito ai capi clan, ma non ha alcuna base popolare.
La crisi dello Stato ha fatto sì che l’Islam - religione e cultura della grande maggioranza dei somali – avesse spazi obiettivi di espansione nelle funzioni pubbliche e sociali, e acquisisse un ampio consenso. Le cosiddette “Corti islamiche” sono nate e si sono rafforzate in questa situazione. Nella loro ampia base sociale non mancano certo infiltrazioni estremistiche, e questo è stato il pretesto ufficiale dell’interessamento americano, mentre per l’Etiopia si è trattato di un’iniziativa di conferma della propria egemonia regiionale. Si dice che l’ordine regna a Mogadiscio: ma Triulzi si chiede di quale tipo sia la legalità ristabilità e quali siano le prospettive. La risposta non può essere ottimistica: ancora una volta non si è data fiducia al popolo, ma si è imposta una soluzione traumatica esterna; mentre sul piano internazionale si è ulteriormente fomentata la conflittualità antislamica.


Luigi Cortesi, La fine del mondo e lo stupro di Vicenza

E’ il testo di una lettura tenuta alla Facoltà di Fisica dell’Università di Roma “La Sapienza” nella manifestazione del gennaio scorso in onore del Premio Nobel per la Pace Betty Williams e in ricordo di Joseph Rotblat. Il titolo allude a due temi di discussione di quelle settimane, e li mette in corto circuito: Il primo è l’ormai evidente e pressochè universalmente riconosciuto effetto serra che ha caratterizzato l’inverno scorso; il secondo riguarda la cessione di nuovo territorio italiano, nel comune di Vicenza, per l’ampliamento di una base militare americana; cessione che il governo Prodi ha deciso contro un’opinione pubblica decisamente contraria. Da una parte il preannuncio del possibile umanicidio, dovuto alla violazione degli equilibri naturali da parte delle attività umane non generiche, ma in quanto organizzate in un determinato sistema economico-sociale. Dall’altro il persistere di questo stesso sistema, in un itinerario che conduce alla fine del mondo per una guerra o per la somma di guerra e di inquinamento ambientale. Al di là di ogni ragionamento critico e di ogni allarme, ormai familiari ai lettori di “Giano”, la conclusione dell’a. è che “in qualche modo, da qualche parte, in qualche momento l’umanità deve cominciare il percorso rivoluzionario e autocritico del pacifismo come lotta per la propria salvezza; e non si può più perdere tempo”.


Dossier “Guerra”


Premessa.
Luigi Cortesi, Definire la guerra per definire i compiti del pacifismo

La premessa editoriale (che però interferisce anche nell’ampia tematica del dibattito) inten de proporre una definizione corretta di “guerra”, e contestualmente chiarire le origini delle attuali condizioni di rischio. L’a. si richiama alle discussioni del 1991 – suscitate dalle oscillazioni e poi dalle giustificazioni di Norberto Bobbio di fronte alla guerra che gli Usa portarono contro l’Iraq. Si trattava, e ancora si tratta, di evitare l’inclusione del fenomeno guerra in una indistinta violenza comprendente anche gli atti di ribellione individuale e sociale contro lo Stato, e contemporaneamente di indicare con forza il potere di pace e guerra dello Stato stesso come matrice del rischio nucleare e della prospettiva di catastrofe finale. Per questi motivi Cortesi propone anche di tenere distinta dalla guerra la cosiddetta “guerra civile”, dichiarando l’inaccettabilità delle tesi di Carl Schmitt. Sulla stessa base analitica egli vorrebbe che si mantenesse una rigorosa separazione concettuale tra “guerra civile” e “rivoluzione”.
Passando ai compiti del movimento pacifista l’editoriale afferma che “la critica della guerra si mantiene alla superficie dei fenomeni se non si salda con la critica della politica”, senza arrestarsi di fronte al “tabù democrazia”. La nuova fase storica che si è apèerta proprio nel 1991 e gli scenari che si aprono esigono anche a questo riguardo approfondimenti teorici e pratiche di sensibilizzaziione di massa.


Georges Adda, Per la liberazione della Palestina e il ritorno dei rifugiati

Dalla Premessa dell’autore: “Scritto nell'aprile 2006, il testo che segue avrebbe dovuto essere presentato alla Conferenza arabo-internazionale in solidarietà con il diritto al ritorno dei profughi palestinesi e il diritto del popolo palestinese di disporre di se stesso convocata a Beirut il 15-16 maggio 2006. Ma gli organizzatori della Conferenza hanno deciso, per varie ragioni, di rinviarla ad una data successiva. Dopo la barbara aggressione sionista dell’estate 2006 contro i popoli palestinese e libanese questo testo merita, credo, di essere diffuso […]”. L’autore rifiuta il mito del “popolo ebraico” e l’“autolegittimità” dei sionisti, rivendicando il diritto di tutti i profughi palestinesi al rientro e la liberazione totale della Palestina.
Segue a questo scritto, una Postilla redazionale che prende le distanze dalle affermazioni di Adda sostenendo che “anche la costituzione di uno Stato sovrano palestinese e la questione del ritorno vanno ormai al di là del mero diritto astrattamente considerato, sottoposte ad un’analisi politica e fatte entrare in un quadro negoziale complessivo, che per se stesso rappresenterebbe per Israele e per tutto il mondo della destra ebraica un’irripetibile occasione autocritica”.


Luigi Bonanate, Guerra, democrazia, pax democratica

La pace democratica ha garantito nel corso degli ultimi anni passati la diminuzione delle guerre nel mondo, la crescita delle zone di pace e l’aumento del numero di paesi democratici. Eppure spesso gli Stati preferiscono una politica di potenza alla democrazia contraddicendo il postulato di Immanuel Kant secondo cui se a decider della guerra e della pace è la popolazione di un paese (meglio: il suo elettorato), è molto probabile che la pace prevalga perché comunque sempre meno devastante, dolorosa e costosa che una guerra (anche vinta). Quindi certi Stati che fanno le guerre (per esportare la democrazia per esempio) sono veramente democratici? Vi sono dei difetti nelle democrazie che rendono difficoltosa l’applicazione della condizione kantiana: l’apatia e la scarsa partecipazione della cittadinanza e il conseguente potere delle elite nelle politica internazionale. Quindi solo attraverso un massiccio dibattito pubblico il modello kantiano trova una reale applicazione.






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