Rivista quadrimestrale interdisciplinare
fondata nel 1989
GIANO. PACE AMBIENTE PROBLEMI GLOBALI
 
archivio indici (1989-1998) abbonamenti informazioni altre pubblicazioni english links
“Giano.Pace ambiente problemi globali” n. 56 - settembre 2007







La nube e l’uragano.
Le guerre del capitale

Mentre affidiamo alla stampa questo secondo dossier di studio e analisi della guerra la guerra stessa riafferma la sua presenza. Con perfetto sincronisno, Bush annuncia una ripresa offensiva contro l’Iran, la Camera americana rifinanzia la “missione” in Iraq e Afghanistan, l’esercito israeliano interviene nella striscia di Gaza alimentando il fuoco d’una guerra civile e sequestra ministri e sindaci palestinesi in Cisgiordania.
Non è la freccia del Parto di un presidente ormai zoppo; sono aspetti complementari del rilancio d’una strategia di lungo periodo, che vincola anche i successivi governi e prenota per gli Usa e per il suo compatto ceto politico-affaristico il nuovo secolo, secondo un’agenda ben stabilita.
Lo dimostra il progetto più chiaramente strategico in materia di politica militare: l’installazione di sistemi missilistici al centro dell’Europa nel quadro del cosiddetto “scudo spaziale”. Non è solo avventurismo repubblicano: è orientamento generale condiviso dai democratici, come risulta dal voto della Camera e dal rientro della fronda anti-Bush. Non si può non riflettere su una serie di “coincidenze”: il pronunciamento “arancione” a Kiev contro Parlamento e governo, , il montare di una polemica antirussa tanto facile quanto pretestuosa, l’insistente richiesta di un maggior impegno militare europeo in Afghanistan; l’incoraggiamento americano ai nazionalismi baltici e centro-asiatici; la restaurazione del classico campo di tensione in Europa, e proprio ai confini tra la Russia e i paesi ex sovietici e ex-satelliti. Al cospetto di questa offensiva, l’Unione Europea tace, o è complice; e la politica estera italiana è forse la più navigata in questo genere di ambiguità, che alimenta guerre lontane e innesca rischi prossimi. Ma la distanza del ceto politico dai popoli in tutta la cosiddetta “Comunità internazionale”, sia in Europa sia in America, e la sua responsabilità verso le masse dei diseredati del mondo sono state dimostrate dalla mobilitazione contro il G8 in Germania, e dalle manifestazioni contro Bush in Italia
L’analisi del “sistema guerra” in funzione di conoscenza .e di prevenzione è da sempre la nostra principale ragion d’essere, un nostro “punto di vista” privilegiato, che trascina con sé la massa dei problemi e che riteniamo sia insostituibile per capire il nostro tempo, la storia, l’uomo e il suo destino. Gli scritti che presentiamo in questo secondo dossier (il primo è stato pubblicato sul n. 55 di “Giano” con il titolo La guerra, e può essere richiesto alla redazione, o ricevuto per abbonamento), di Massimo Pivetti, Michele Nobile, Giorgio Gattei, Luigi Cortesi e .Enrico Maria Massucci non sono puri saggi di polemologia, ma rivolgono l’attenzione critica ai nessi tra l’esito disastroso della “guerra preventiva”, la politica neoliberista e la disgregazione che rode le società occidentale; tra l’economia dell’imperialismo, la sua politica e le “Grandi Guerre”; tra la crisi della cultura europea e occidentale e la “nuova guerra dei Trent’anni”. Infine, affrontano il tema dell’antagonismo socialista alle soglie del XX secolo e del fallimento dell’internazionalismo in veste di pacifismo riformista.
Nel complesso, questi studi contribuiscono ad un’estensione del discorso alle implicazioni del problema guerra, ai sistemi del dominio sociale, alla “nube che porta in sé l’uragano”, secondo la famosa definizione di Jean Jaurès che abbiamo assunto come titolo del dossier. Continuiamo con ciò il lavoro di ricerca e riflessione che ci contraddistingue in un panorama intellettuale italiano, tradizionalmente afflitto da provincialismo e pettegolezzo domestico.
Il numero si completa con le consuete sezioni dedicate ad avvenimenti e commenti di attualità e con le recensioni e segnalazioni della rubrica Libri Tra i contributi di maggiore interesse segnaliamo le corrispondenze diretta da Gaza di Meri Calvelli e i due interventi sul 1956 in forma di lettere alla direzione di A. Höbel e di V. Strika.



B

La nube e l’uragano.
Le guerre del capitale

Massimo Pivetti   Militarismo liberista e autoritarismo democratico
Giorgio Gattei   Tra Kondrat’ev e Keynes: le Grandi Guerre ritornano?
Michele Nobile   Armamenti e accumulazione nel capitalismo sviluppato
Luigi Cortesi   Militarismo, imperialismo, guerra: la discussione nell’Internazionale Socialista (I, 1889-1907)
Enrico Maria Massucci   Guerre mondiali ed eclisse dell’Europa
    



Quadrante

Domenico Di Fiore  Dove va la politica estera italiana?
Antonio Bevere   Le basi Usa e Nato in Italia
Alain Morice   Gli emigrati e l’Europa
Lorenzo Trombetta   La Siria nel “gioco” del negoziato mediorientale
Rosa Bernheim   Il populismo di Sarkozy spiazza la Gauche, ma esclude i bisogni sociali
Zaira Tiziana Lofranco   La Bosnia-Etzegovina verso l’apartheid etnico?
Michelangelo Guida   La Turchia a una svolta storica. La democrazia alla prova
    
Osservatorio    Stefano Braccini, “Extraordinary Renditions” - Salvatore Proietti, Ricordo di Karl Vonnegut - Luigi Bonanate, Boris El’tsin e la Russia - Vincenzo Strika, Il 1956 di Suez
    

   
 
    

LIBRI    
   
Recensioni   Günther Anders, L’odio è antiquato, a cura di Sergio Fabian (Toni Muzzioli)
Bruno Rizzi, La burocratizzazione del mondo (Michele Nobile)
Bruno Jossa (a cura di), Il destino del capitalismo (Marco Piccioni)
Ian Rutledge, Addicted to Oil. America’s relentless drive for energy security (Michele Paolini)
Segnalazioni    a cura di Bonagrazia da Bergamo, Luigi Cortesi, Enrico Maria Massucci, Tiziana Zaira Lofranco, Amerigo Sallusti, Mario Ronchi. Suilvio Silvestri
    
 
 
English Summaries   
 


Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero:
xxx, xxx, xxxx, xxx, xxx, xxx, xxx, xxx, xxx, xxx,


SOMMARI DEL N. 56 DI "GIANO", maggio 2007

La nube e l’uragano.
Le guerre del capitale

Massimo Pivetti, Militarismo neoliberista e autoritarismo democratico

L’a. stabilisce un nesso diretto tra l’esito disastroso della “guerra preeventiva” treorizzata e praticata dagli Usa e la disgregazione sociale interna alle politiche neoliberiste. Egli ne rintraccia i segni in America, ma anche e specialmente in Europa. In contrasto con le strategie economiche della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, Pivetti ritiene che solo “isolando il più possibile l’Europa dalla globalizzazione del mercato del lavoro” sia possibile ad un tempo salvare il vecchio continente da “rabbie popolari e deriva autoritaria” e determinare più favorevoli condizioni di sviluppo al cambiamento politico-sociale nei paesi di provenienza della forza di lavoro extraeuropea. L’esodo del proletariato da questi paesi incide infatti profondamente nel rapporto di forza con i ceti politici locali, complici del neoliberismo internazionale. Il contributo del noto economista italiano – controcorrente rispetto ad altre tesi presenti anche in “Giano” - intende individuare e proporre alla discussione una serie di problemi inerenti al rapporto tra guerra, economia e movimenti sociali che caratterizzano la ricerca di “Giano”


Michele Nobile, Armamenti e accumulazione nel capitalismo sviluppato

Nobile notices that values of military expenditures of the United States used by NATO or SIPRI comes from the Office Management and Budget. This values are about 100 billions dollars lower than that of the Bureau of Economic Analysis in Department of Commerce.
In the economic history of USA after Second World War the levels of military expenditures appear determinated by two hot wars, the corean and the vietnamese ones, and by the «second cold war» of President Reagan in the eighties, against the Soviet Union but also a global counteroffensive against popular and liberation movements. These wars have determined thresholds of absolute levels of military expenditure, but military expenditures of the USA are determinated by strategic aims on the long term and political emergencies, not by their deliberate use as an anticyclical tool in the short term. Nobile criticizes underconsumptionist theories of the military expenditure, as surplus theory of Baran and Sweezy, and notices also the reduction in military expenditures/domestic product rations in advanced capitalist states. These is expression of the endogenity of techonological innovation in capitalism, but applied to the producion of means of mass destruction.


Giorgio Gattei, Tra Kondrat’ev e Keynes: le Grandi Guerre ritornano?

Che le Grandi Guerre ritornino era convinzione di Nikolaj Kondrat’ev, il teorico dei “cicli lunghi” dell’economia. L’evidenza storico-empirica dava conferma, sia per l’Ottocento che per il 1914-18. La Seconda guerra mondiale ha però fatto eccezione, succedendo al fondo della Grande Crisi. La smentita può tuttavia essere contraddetta ricorrendo a Keynes: se da una crisi si esce soltanto con la guerra, soltanto una Grande Guerra può porre termine ad una Grande Crisi.
Ma infine, q l’ultimo ciclo lungo ha raggiunto il picco nel 1970 circa, una Grande Guerra non c’è stata, anche per l’incombere della minaccia atomica. Del resto, la stagione della “contestazione generale” si può leggere come una simulazione, prodotta delle tensioni di quel picco.
L’economia capitalistica ha preso a declinare sul finire del Novecento. Come farle riprendere la via della crescita prolungata? Con una Grande Guerra keynesiana che però, in assenza di un avversario statuale come l’Urss ha “prodotto” un nemico subdolo ma micidiale come il “terrorismo”. Così questa Grande Guerra è “asimmetrica”: la più grande Potenza del mondo contro gruppi più o meno organizzati, resi deuteragonisti di un “clash of civilizations” .


Luigi Cortesi, Militarismo, imperialismo, guerra: la discussione nell’Internazionale Socialista (I)

E’ la prima parte di un saggio critico sul socialismo e la questione della guerra tra i secoli XIX e XX, che giungerà fino alla crisi dell’internazionalismo nel 1914, e che rientra in un progetto di ricerca complessiva sul socialismo e la guerra in età contemporanea. Nata nel 1889 come “partito mondiale della pace”, l’Internazionale Socialista rifletteva a rovescio un sistema politico europeo (e un sistema economico sociale di estensione mondiale) che trascinava il mondo verso la catastrofe, ma che contemporeaneamente neutralizzava le forze antagoniste internalizzandoli nella propria cultura e nei propri interessi. Ne risultava una doppia identità dell’Internazionale, che rifletteva alla sua volta i processi socuiali e polticui di integrazione in corso nei singoli paesi. Ne risulta un quadro drammatico. Di guerra e di pace si discute in ogni congresso dell’Internazionale; la ancora generica risoluzione di Bruxelles (1891) sarebbe stata infine superata dalla risoluzione di Stuttgart (1907), nella quale Rosa Luxemburg, Lenin e Martov, uniti dalla prima rivoluzione russa, propongono una formula di intervento di massa contro la guerra aperta a esiti rivoluzionari. Nel 1917, la possibilità di opporre la rivoluzione sociale alla guerra imperialistica avrebbe condotto i bolscevichi russi alla conquista del potere e al “decreto sulla pace”


Enrico Maria Massucci, Guerre mondiali ed eclisse dell’Europa

L’autore, senza pretesa di completezza bibliografica e problematica, svolge alcune riflessioni intese a collocare le due guerre nella storia della civiltà contemporanea, Egli le considera eventi decisivi del secolo XX, per la loro cruciale funzione performativa dell’esperienza storica e per avere esse sancito la decadenza dell’Europa dal primato geopolitico detenuto nei secoli precedenti. Ciascuna per la parte che ad essa compete, le due guerre hanno rappresentato cesure drastiche ed esemplari.
Tuttavia il giudizio che statuisce la loro continuità, esemplata storiograficamente sotto la formula della “seconda guerra dei trent’anni”, risulta inadeguato a comprendere le novità assolute da esse rispettivamente apportate. Soprattutto la seconda costituì il definitivo superamento del mondo ottocentesco, sul piano politico-sociale, come su quello dell’immaginario. Essa segna anche il passaggio a forme non più mitologiche e “romantiche” di considerazione della guerra e del rapporto società-guerra. Con i bombardamenti americani del Giappone, il 1945 apre all’“era atomica”, nella quale per la prima volta l’umanità evoca e mette in gioco i propri destini finali.


Meri Calvelli, Corrispondenza di guerra. Gaza 60 anni dopo

E’ il diario”a caldo” di una ciooperante pacifista, amica e collabboratrioce di “Giano”, che veiene pubblicato per il suo valore di testimonianza e informaziione immediuata. Dal 16 maggio al 3 giugno l’autrice annota i fatti, i lutti, le sue impressioni, la condizione drammatica della popolazione imprigionata nella Striscia, i commenti di chi vorrebbe che fossero in altro modo superati i contrasti tra le fazioni. Documenti di prima mano accompagnano la straordinaria crionaca di una guerra civile fomentata da Israele, ma anche alimentata dalle contraddizioni interne al mondo arabo e, soprattutto, condizionata dai disegni imperialistici deglu Usa nel Medio Oriente. . .-


Lorenzo Trombetta, La Siria nel “gioco” del negoziato mediorientale

After four years of isolation and international pressure, Bashar al-Asad's Syria continues to play a pivotal role in the Middle East. The recent visits of the UN Secretary-General Ban Ki-moon, of Javier Solana,?responsible for the EU foreign policy, and of the US Democratic leader Nancy Pelosi, rise hopes of a new era of dialogue between Damascus, Washington and Bruxelles. Far from real? Perspectives of peace with Israel, Syria wants to maintain its control over Lebanese political and economic affairs in exchange for "stability" in Iraq. An old deal that could be reached by both parties just?through mutual eagerness of concrete results.


Domenico Di Fiore, Dove va la politica estera italiana?

A circa un anno dall’invasione israeliana del Libano il rapporto Winograd denuncia l’insipienza del governo Olmert nella conduzione della guerra, auspicando una rinnovata intesa tra dirigenza civile e comandi militari per la maggior gloria della “grande Israele”. La mancata vittoria israeliana non agevola però la situazione in Libano, dove permane la tensione tra le forze della resistenza e il governo filooccidentale. La diplomazia italiana che, nel vivo del conflitto, più di altri sembrava essersi fatta carico di una soluzione negoziale super partes è tornata, complice un’Europa allo sbando, all’obbedienza più o meno esplicita ai dettami di Washington. La strada è così aperta ad una nuova guerra civile come quella che si è fomentata in Palestina, in Iraq e in tutte le regioni strategicamente rilevanti che la belva ferita dell’imperialismo americano, pur con la complicità dei suoi lacchè locali, non riesce a tenere altrimenti soggiogate.


Antonio Bevere, Costituzione italiana e basi militari straniere. La reticenza di Prodi sui trattati internazionali

E’ una attenta ricostruzione del problema dal punto di vista politico-giuridico, e un atto di accusa contro l’attuale governo italiano per i silenzi e le inadempienze in materia. L’Italia è ancor oggi il paese mediterraneo con il maggior numero di basi e forze militari straniere (ben 60, con presenza anche di ordigni atomici). Alla luce della Costituzione repubblicana, la situazione creatasi negli anni della “guerra fredda” in materia di concessioni di territorio a Potenze straniere e ad alleanze militari ha aspetti fondamentali di illegalità, coperti da una segretezza inaccettabile in relazione anche ai rischi. Il fatto che la via “semplificata” seguita per i relativi accordi e trattati abbia escluso la fase della ratifica ed esecuzione per via legislativa e la conoscibilità del suo contenuto da parte dei cittadini rende quegli atti costituzionalmente nulli.
L’individuazione degli strumenti idonei a far valere, sul piano internazionale e sul piano interno, questa nullità risponde ad un principio fondamentale dello Stato di diritto. Gli eventi bellici in corso e il coinvolgimento dell’Italia inducono a ribadire l’obbligo di tutti i cittadini e di tutti gli organi statali di restaurare i fondamentali principi della Costituzione e le relative procedure.


T. Lofranco, La Bosnia-Erzegovina verso l’apartheid etnico?

Il saggio presenta un breve resoconto della sentenza emessa dalla Corte Internazionale di Giustizia a seguito del ricorso presentato nel 1993 dallo stato di Bosnia-Herzegovina (BiH) contro l’allora Repubblica Federativa di Jugoslavia (FRJ) (oggi Serbia) per i crimini commessi contro i civili in località bosniache durante il conflitto del 1992-’95. Segue una riflessione sulle immediate conseguenze del pronunciamento risultanti dall’interazione tra le disposizioni della sentenza e le caratteristiche politiche e geopolitiche dello stato nato a Dayton. L’imputazione del genocidio di Srebrenica all’esercito della Repubblica Srpska (VRS) trasforma giuridicamente e politicamente la controversia tra i due stati in una controversia tra le due Entità, interna cioè allo stato di BiH. In uno stato fondato sull’istituzionalizzazione della pulizia etnica l’immediato risultato di tutto ciò è l’alimentazione della tendenze divisive visibili nelle richieste della costituzione di Srebrenica in Distretto autonomo avanzate dalle associazioni delle vittime. Le argomentazioni securitarie ed economiche della richiesta vengono in aggiunta supportate dai leaders dei principali partiti etno-nazionalisti impegnati nella difesa della logica degli spazi monoetnici, degli interessi del proprio gruppo etnonazionale e con questo della propria base di potere. La Comunità Internazionale viene chiamata nuovamente a risolvere questa difficile questione ma anche a fare i conti con gli errori commessi nella gestione del conflitto bosniaco.


Michelangelo Guida, La Turchia a una svolta storica. La democrazia alla prova

Ankara has seen in the last weeks a frenetic political activity. Because of opposition abstention and an unbelievable political decision taken by the Constitutional Court, the he elections for the eleventh President of the Republic failed in nominating a successor to President Sezer. Early general elections – fixed for July 22 – have been called as a first result. The presidential elections created a new institutional crisis inside the country that will help us in reflecting on the pulse of Turkish democracy today. In this paper the recent political events, perspectives and the challenges to Turkish democracy have been examined. Briefly the geopolitical tensions – particularly Turkish fears over Iraq – had been subject of the paper.


Giuliana Pisani, Globalizzazione neoliberista e “guerra al terrorismo”: il caso delle Filippine

The bad condition of the Filippino Peoples dates back in 1980, when the violations of the fundamental rights of them by Marcos’ dictatorship were brought for the first time to the judgement of the Permanent Peoples’ Tribunal. For centuries, the social wealth created by the Filipino Peoples has been unjustly appropriated, first by foreign colonizers- spanish and american - and then by foreign capital and their local agents, aways through a combination of force and deceit, and with the collaboration of the local elite.
Today, almost 30 years later the majority of the Filipino people (peasants, fisherfolk, workers, oddjobbers) remain deprived of their basic rights to physical, social and cultural life.
The Imf, Wb, Wto imposed structural adjustment programs favoring foreign capital, spiraling prices of basic commodities, wage increase moratoriums, greater landlessness under a bogus land reform program, and unprecedented corruption and plunder of the economy by multinationals.
At least, Philippines’ foreign policy never deviated from that of the Usa, including the “war against terrorism” called Oplan Bantay Laya or Operation Freedom Watch.


Alain Morice, “Emigrazione illegale”, un concetto dell’Europa imperialista

In materia di immigrazione l'Unione Europea ha di recente inventato il concetto di “emigrazione illegale”, un concetto che viola il “diritto di lasciare qualsiasi paese, ivi compreso il proprio” sancito sia nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 che nel Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966. L'Unione Europea ha così messo in piedi un vero e proprio baratto di vite umane in cambio di aiuti economici per lo sviluppo, incitando esplicitamente i paesi poveri ad occuparsi del “lavoro sporco” e a costituirsi ad enorme campo di detenzione delle popolazioni povere. Ma l'effetto di questi crimini istituzionali e di questa ennesima violazione del Diritto internazionale, conclude l'a., è quello di “fare arricchire i governi concussionari, e dunque di dare ad un numero crescente di queste persone ulteriori ragioni per lasciare a tutti i costi il loro paese”.





ABBONATI

archivio / indici (1989-1998) / abbonamenti / altre pubblicazioni / informazioni / english / links


top_of_page
back home forward