La peace
research è una disciplina recente. Nel fatidico 1989
nacque Giano, che allarga i suoi interessi verso le questioni
della sopravvivenza umana, dalle armi nucleari alle tematiche ambientali.
Un ammirevole sforzo di far dialogare le due culture e di lavorare
in una prospettiva multidisciplinare.
A. dOrsi, Tuttolibri - La Stampa |
Nata per mettere
a fuoco i problemi della pace, affrontandoli dalle loro prospettive
più diverse, Giano dedica un massiccio dossier
allo sterminio nazista e agli usi della memoria
Al centro, naturalmente, vi è la shoah, un fenomeno che si
fatica a pensare, e quindi ad afferrare, e che tuttavia
dobbiamo storicizzare.
B. Bongiovanni, LIndice |
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Nata nel 1989 la rivista ha dovuto via via riclassificarsi sotto la spinta
dei grandi mutamenti che ebbero inizio proprio in quell'anno. Da organo
di "ricerche per la pace" nelle condizioni di confronto Est-Ovest
e dell'"equilibrio del terrore", essa è divenuta sede
di analisi della transizione in atto nel sistema internazionale e dell'aggravarsi
dei problemi globali.
Allo studio delle aree di crisi, in particolare il Medio Oriente, è
venuta aggiungendosi una forte attenzione ai problemi ecologici, alle
disuguaglianze Nord-Sud, alle ragioni della sofferenza del mondo ex-coloniale.
La posizione critica nei confronti della strategia degli Stati Uniti
d'America, l'elaborazione sistematica della categoria di imperialismo,
la preoccupazione per le condizioni dell'ambiente maturale planetario
sono tra le principali caratteristiche di "Giano" in questo
tempestoso inizio del XXI secolo.
Alla condanna generica della guerra la rivista antepone lo studio critico
delle guerre del '900, dalla prima alla seconda guerra mondiale, alla
guerra fredda, alle "guerre asimmetriche" succedute al crollo
del "socialismo reale e dell'Urss".
Un "filo rosso" non sempre visibile di "Giano" è
il contributo che il lavoro collettivo di progettazione e redazione può
dare al "movimento dei movimenti", al suo diventare soggetto
di conflitto civile e di proposta alternativa, al suo apporto di nuova
cultura e di nuova politica.
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Unintroduzione
storica molto efficace al contesto dei rapporti di forza nel 1945
si ha in tre numeri della rivista Giano usciti nel 1995
e dedicati anche ad Hiroshima. La rivista Giano è
spesso un vero e proprio raggio di luce in un mare di tenebre culturali.
In questo saggio io lho usata sistematicamente, e mi è
qui difficile citare punto per punto tutto ciò che vi ho preso.
Mi limito qui a segnalare soltanto il n. 8, 1991, dedicato a guerra
giusta (cioè ingiusta) del Golfo, ed il n. 24, 1996,
dedicato ad un dibattito sul revisionismo e lOlocausto.
C. Preve, Il Bombardamento Etico |
In una fase
storica e politica come lattuale, Giano si muove
controcorrente, mantenendo al centro della sua analisi i problemi
globali e cercandone le radici nella storia e nelle strutture
di potere.
A. Höbel, Liberazione |
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Il primo numero
della rivista Giano esce nel 1989, alla fine del secolo breve
e alla vigilia dellesplosione dei feroci conflitti regionali
e dei micronazionalismi etnici che hanno ridicolizzato le speranze
irenistiche in un indefinito progresso consentito dalla scomparsa
dellanomalia sovietica... Giano libera lambientalismo
e il pacifismo - quindi lopposizione ai rischi globali - da
ogni possibile ambiguità: un malcelato malthusianesimo, lidea
di uno sviluppo sostenibile inteso come risarcimento rispetto alla
rinuncia a redistribuire la ricchezza, lumanitarismo disarmante.
Al contrario, individua nellideologia apologetica di tanta storiografia
figlia del crollo dell89 la principale ragione della
rinuncia a comprendere le potenzialità distruttive della crescita
capitalistica illimitata... Credo che gli storici di mestiere, i militanti,
gli uomini e le donne attanagliati dallansia di fronte alle
prospettive autodistruttive dello sviluppo e alle guerre come orizzonte
permanente dello scenario mondiale dovrebbero farsi coinvolgere da
queste interrogazioni così definitive e contaminarle con le
proprie minuziose ricerche e le proprie tenaci battaglie quotidiane.
M.G. Meriggi, il manifesto |
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